Zhang Yiming (Ansa)
Zhang Yiming (Ansa)
Fenomenologia del passo indietro. In un mondo che sgomita per conquistare successo e denaro, c’è chi si guarda allo specchio, riconosce i propri limiti e si mette in cammino controcorrente. Eccolo questo campione di una scelta incomprensibile ai più: Zhang Yiming, classe 1983, conto in banca da 36 miliardi di dollari (il che indubbiamente aiuta) lascia volontariamente la poltrona di amministratore delegato di ByteDance di cui è stato co-fondatore nel 2012. Il nome di questa società cinese dice meno della sua creatura, cioè l’app TikTok che spopola nel pianeta. Ebbene sì, il giovane top manager abbandona l’incantevole sicurezza del momento (d’oro), per dirla con il filosofo danese Kierkegaard, e si ritira dietro le quinte. Una...

Fenomenologia del passo indietro. In un mondo che sgomita per conquistare successo e denaro, c’è chi si guarda allo specchio, riconosce i propri limiti e si mette in cammino controcorrente. Eccolo questo campione di una scelta incomprensibile ai più: Zhang Yiming, classe 1983, conto in banca da 36 miliardi di dollari (il che indubbiamente aiuta) lascia volontariamente la poltrona di amministratore delegato di ByteDance di cui è stato co-fondatore nel 2012. Il nome di questa società cinese dice meno della sua creatura, cioè l’app TikTok che spopola nel pianeta. Ebbene sì, il giovane top manager abbandona l’incantevole sicurezza del momento (d’oro), per dirla con il filosofo danese Kierkegaard, e si ritira dietro le quinte.

Una decisione che appare quasi come un’improvvisa illuminazione divina, spiegata però con una onesta e semplice email agli oltre centomila dipendenti del gigante dei media. Voglio concentrarmi sulle strategie di lungo termine del gruppo, scrive Yiming. Poi, come nella stanza del Grande fratello, si confida: "In realtà, non ho le qualità del leader ideale – udite udite la sincerità –. Non sono molto socievole, preferisco attività solitarie come navigare su Internet, leggere, ascoltare musica e fantasticare su ciò che è possibile". Un gesto che rompe il cliché del carrierista a qualsiasi prezzo. Un gesto che richiama alla mente il senso dell’onore del samurai giapponese.

In effetti, se ci si sposta nell’emisfero occidentale del globo, lo scenario cambia drasticamente. Certo, di manager che lasciano i propri incarichi sono pieni gli annali delle carriere. Ma le motivazioni alla base di queste scelte sono quasi sempre in odore di rimozione per scandali vari, da quelli fiscali a quelli sessuali fino agli evidenti insuccessi. L’inventario è ricco, basti pensare che il 2019 ha segnato il record di 1.452 amministratori delegati che hanno fatto le valigie, contati dalla società americana di monitoraggio Challenger, Gray e Christmas. Un altro record a gennaio del 2020 quando in un solo mese negli Stati Uniti 219 pezzi grossi hanno liberato la poltrona.

Zhang Yiming non rientra in questa casistica, né per le ragioni (in questo caso quelle del cuore che la ragione non può capire), né tantomeno per l’età. A 38 anni alzi la mano chi penserebbe di scendere dalla scala della carriera. Lo conferma l’età media dei manager in partenza rilevata a gennaio 2020, tutti quasi sessantenni. L’unico fuori del coro come il nostro coraggioso cinese è un altro giovane, Artur Bergman, fondatore in jeans e t-shirt di Fastly, società americana che dal 2011 fornisce servizi Internet. L’anno scorso ha liberato il suo posto all’apice dopo aver candidamente riconosciuto di essere molto più in gamba come sviluppatore che come leader aziendale. Anche lui, sente di non avere la stoffa del comando. Meglio inseguire le proprie passioni. Una nuova idea di realizzazione incline alla visionarietà di nuove generazioni.

Non ha certo rinunciato a tutto con entusiasmo l’uomo chiave del colosso televisivo a pagamento statunitense Hbo che ha fatto parlare di sé quando ha tirato i remi in barca perché "è il momento giusto per me di farlo". Così si è giustificato Richard Plepler, senza aggiungere altro. Dopo 30 anni in sella, la decisione appare comunque non scontata. Del tutto originale, invece, è l’addio che si è consumato a Dallas nella sede di Match Group che, tra le altre, controlla Tinder. Ebbene, la sua guida, Mandy Ginsberg, l’anno scorso si è dimessa per affrontare problemi inconciliabili con il lavoro, tra i quali la ricerca, diciamo così, di una casa dopo che un tornado nel 2019 aveva distrutto la sua abitazione. Ma questa è un’altra storia, meno credibile e certamente meno coraggiosa.