Bologna, 5 dicembre 2020 - Stephan Winkelmann, 56 anni, è tornato a Sant’Agata Bolognese, alla Casa del Toro l’1 dicembre. Nel primo mandato, dal 2005 al 2016, portò i ricavi di Lamborghini da 243 (dati 2004) a 872 milioni (dati 2015), i dipendenti da 726 a 1.300, le auto vendute da 1.592 a 3.245. La sua gestione portò il Suv Urus qui e non a Bratislava e Lamborghini è cresciuta ancora. Nonostante il Covid, l’azienda ha fatto il record di consegne a settembre (738) e ottobre (613). Ma oggi il manager predica calma: "Dopo una forte crescita ci vuole una stabilizzazione". Intanto tornerà nella casa bolognese comprata poco prima di lasciare: "Farò avanti e indietro tra Lamborghini e Bugatti, ma sarò la maggior parte del tempo qui". Stephan Winkelmann, torna in un’azienda che ha guidato per 11 anni. È emozionato? "Ero molto emozionato. Mi aspettavo il...

Bologna, 5 dicembre 2020 - Stephan Winkelmann, 56 anni, è tornato a Sant’Agata Bolognese, alla Casa del Toro l’1 dicembre. Nel primo mandato, dal 2005 al 2016, portò i ricavi di Lamborghini da 243 (dati 2004) a 872 milioni (dati 2015), i dipendenti da 726 a 1.300, le auto vendute da 1.592 a 3.245. La sua gestione portò il Suv Urus qui e non a Bratislava e Lamborghini è cresciuta ancora. Nonostante il Covid, l’azienda ha fatto il record di consegne a settembre (738) e ottobre (613). Ma oggi il manager predica calma: "Dopo una forte crescita ci vuole una stabilizzazione". Intanto tornerà nella casa bolognese comprata poco prima di lasciare: "Farò avanti e indietro tra Lamborghini e Bugatti, ma sarò la maggior parte del tempo qui".

Stephan Winkelmann, torna in un’azienda che ha guidato per 11 anni. È emozionato?

"Ero molto emozionato. Mi aspettavo il ritorno un po’ diverso, senza mascherine e blocchi, però il Covid ci ha insegnato ad essere attenti. Ma l’accoglienza era di cuore e sono entrato in mensa e mi hanno fatto un applauso. Il regalo più bello che potevano farmi. Sono stati giorni intensi: abbiamo guardato ciò che c’è da fare a breve, medio e lungo termine".

Questo calore e il fatto di essere legato a un’epoca di successi è un elemento di pressione?

"Quando uno torna ognuno ha aspettative. Parlo di quelle dei miei collaboratori. Spero di non deluderli, di continuare a fare bene. Quindi la pressione viene più da dentro l’azienda che da fuori. Però è una bella sfida: senza adrenalina forse non ci sarebbe neanche la soddisfazione".

Quanto è diversa Lamborghini da come l’ha lasciata?

"Oggi c’è un terzo modello con un mercato più ampio: era importante avere una solidità che solo con le super sportive è difficile avere. A parte le dimensioni, ho ritrovato lo spirito e le persone come speravo".

Nel finale della sua prima gestione la decisione di produrre Urus qui. Lo rifarebbe?

"Assolutamente sì. Abbiamo dato l’opportunità ai giovani di avere un posto in un’azienda di eccellenza italiana".

Ci saranno rivoluzioni anche in questo secondo mandato?

"Mi sto facendo un’idea, vorrei fare un conguaglio tra ciò che voglio, ciò che è possibile e ciò che vogliono fare gli altri".

Una super sportiva elettrica è un obiettivo?

"Per Lamborghini non è importante, in questa tecnologia, arrivare primi, ma al momento giusto, e allora essere i migliori e avere i clienti che accettano un prodotto così. Oggi non posso dire quando o se accadrà. Non escludo passi verso l’elettrificazione, prima o poi ci saranno, ma non voglio parlare dei tempi e tutto va collegato a una connotazione di super sportive".

Le voci vi danno vicini a uno spin off da Volkswagen e alla Borsa. Lo farete?

"Non commentiamo le speculazioni che ci sono sui media".

Manterrete la crescita degli ultimi anni? Serviranno altri siti produttivi oltre a Sant’Agata?

"Non è tanto importante quante macchine si vendono, ma che l’azienda abbia abbastanza soldi per investire nel futuro e che collaboratori e clienti siano soddisfatti di ciò che facciamo. Comunque, dopo una fase di forte crescita, secondo noi ci vuole un momento di stabilizzazione o si rischia di distruggere quanto costruito con fatica e molti sforzi. Come collaboratori siamo cresciuti tantissimo, se continui senza guardarti indietro puoi perdere la ragione per cui siamo così forti: l’essere una famiglia. Sulla produzione, siamo convinti che sia sempre stata la scelta giusta produrre a Sant’Agata, specie per un’eccellenza del Made in Italy. Fa parte della conditio sine qua non per permettere ai clienti di toccare il prodotto, il sapore dell’accoglienza di questa terra e dei collaboratori Lamborghini. Per me questo va mantenuto".

Nel suo primo mandato ci fu la crisi del 2008. Ora la pandemia. Cosa cambia tra le due crisi? E per le auto di lusso?

"Oggi non c’è stato un crollo degli ordini. Non c’è una spiegazione razionale. Allora il marchio Lamborghini era meno forte ma pure i marchi simili, senza modelli nuovi, avevano una perdita di vendite come la nostra. Ora siamo più forti: mi fa sperare che l’uscita per noi sia più veloce e meno ripida, non c’è stato il tracollo visto in altri marchi. Rispetto alla crisi passata qui non è chiara la fine. Pensavamo che Natale l’avremmo fatto col Covid alle spalle. Non è così e dobbiamo evitare la terza ondata".