di Elena Comelli Questa doveva essere la settimana della più grande collocazione in Borsa della storia. Il 5 novembre era tutto pronto per l’offerta pubblica iniziale da 37 miliardi di dollari di Ant Group, il braccio finanziario di Alibaba, alle Borse di Shanghai e Hong Kong. Ma Pechino ha voluto inviare un messaggio diverso: nessuna azienda privata può far saltare il banco se il governo non è con lei. Le autorità cinesi hanno bloccato l’Ipo quando mancavano una trentina di ore al debutto, con un comunicato sibillino: "L’ambiente normativo della finanza tecnologica è cambiato e il modello operativo di Ant deve adeguarsi, ci sono grosse questioni da risolvere". Significa che le regole del...

di Elena Comelli

Questa doveva essere la settimana della più grande collocazione in Borsa della storia. Il 5 novembre era tutto pronto per l’offerta pubblica iniziale da 37 miliardi di dollari di Ant Group, il braccio finanziario di Alibaba, alle Borse di Shanghai e Hong Kong. Ma Pechino ha voluto inviare un messaggio diverso: nessuna azienda privata può far saltare il banco se il governo non è con lei. Le autorità cinesi hanno bloccato l’Ipo quando mancavano una trentina di ore al debutto, con un comunicato sibillino: "L’ambiente normativo della finanza tecnologica è cambiato e il modello operativo di Ant deve adeguarsi, ci sono grosse questioni da risolvere".

Significa che le regole del gioco sono cambiate alla ventitreesima ora e le ha cambiate il governo, preoccupato dal fatto che Ant è diventata una superbanca privata, che ha processato 17mila miliardi di dollari di transazioni effettuate usando lo smartphone quest’anno, in un Paese dove tutte le banche sono statali. Dopo il siluramento dell’Ipo, Alibaba, che controlla un terzo delle azioni di Ant Group, ha perso l’8% a Wall Street, bruciando 76 miliardi di dollari, il doppio di quello che voleva raccogliere a Shanghai. Per dare un senso ai numeri: il colosso Alibaba nel terzo trimestre ha visto i ricavi crescere del 30% a 23 miliardi di dollari.

Il colpo di scena che congela l’Ipo di tutte le Ipo è arrivato dopo un ammonimento a sorpresa rivolto dalle autorità di Pechino a Jack Ma, il profeta di Alibaba, dell’e-commerce e di molte sue innovazioni epocali, che hanno spinto la Cina verso la nascita di una società che non ha più bisogno di banconote. A pochi giorni dall’operazione, il compagno Ma Yun (questo il nome all’anagrafe di Jack Ma) è stato convocato a Pechino. Invece di elogiarlo per la sua impresa innovativa, le autorità di controllo finanziario gli hanno chiesto chiarimenti e giustificazioni. Una revisione dell’attività di Ant che aveva tutte le caratteristiche di un avvertimento mafioso. Secondo i regolatori del mercato cinese le due funzioni Huabei (spendere) e Jiabei (prestare) hanno cambiato i connotati di Ant, da semplice portafogli digitale a banca. I controllori di Stato dicono che Ant carica commissioni più alte di quelle bancarie e che la gente si indebita.

Il Partito ha mostrato al compagno Jack Ma chi comanda, dicono gli analisti. "Quello che è successo ad Ant rafforza la sensazione che sia davvero essenziale mostrare rispetto per l’autorità del Partito", ha detto Kellee Tsai, preside della School of Humanities and Social Science presso il Politecnico di Hong Kong. L’autorità di Xi Jinping, del resto, s’impone da sempre senza complimenti, come si è visto anche dal recente destino di un magnate molto noto a Pechino come Ren Zhiqiang, che in settembre è stato condannato a 18 anni di carcere dopo aver criticato Xi per la gestione della pandemia da Covid-19 da parte del governo.

Andrew Collier, fondatore di Orient Capital Research, sostiene che l’Ipo sia stata bloccata per proteggere le grandi banche cinesi gestite dal governo, che pagano commissioni ad Ant a scapito della propria redditività. "La mia opinione è che le banche stessero cercando una scusa per stroncare questo problema sul nascere", spiega. "Stanno cercando di trovare un percorso equilibrato tra l’apertura e il mantenimento del controllo in questo ambiente completamente nuovo", sostiene Minxin Pei, esperto di Cina al Claremont McKenna College. Nel frattempo, però, non si lasciano scappare l’occasione per chiarire chi comanda.