L’erba medica è una pianta originaria dell’Asia occidentale, conosciuta nella storia da millenni, apprezzata dagli allevatori come foraggio di elevatissimo valore nutrizionale. Conosciuta a livello internazionale con il nome di origine araba Alfalfa, l’erba medica è una pianta ricca di proteine e microelementi minerali. Le sue preziose caratteristiche la rendono un indispensabile fattore di benessere e sanità per gli animali che la consumano, un’ottima fonte di energia e un alimento particolarmente digeribile. La moderna tecnica della disidratazione artificiale garantisce un maggiore valore nutrizionale del prodotto finale e permette una ottimale conservazione nel tempo. Grazie al processo di disidratazione l’erba medica, confezionata in balloni o in pellet che ne facilitano lo stoccaggio, è un prodotto ideale per l’alimentazione diretta di bovini, equini, ovi-caprini, camelidi e avicoli, ed è una commodity preziosa e ricercata a livello globale.

La famiglia romagnola Bagioni dai primi anni del Novecento ha costruito nel tempo un grande gruppo agro-zootecnico-energetico che produce ogni anno più di 20mila tonnellate di foraggi ed erba medica essicata. A Giovanni Bagioni (nella foto), amministratore unico di alcune aziende dell’omonimo gruppo, chiediamo come nasce questa specializzazione? "Abbiamo acquistato nel 1998 un piccolo impianto di disidratazione di erba medica a Case Murate di Forlì, vicino ai nostri terreni nei quali coltivavamo già l’erba medica per consumo interno e vendita ai commercianti di foraggio. E da quella data ci siamo sempre occupati anche di foraggi, seguendo le varie evoluzioni delle tecniche di lavorazione degli stessi".

I foraggi sono alla base di tante eccellenze del food made in Italy. Si potrebbe dire che senza erba medica non ci sarebbero né il Parmigiano né il Grana Padano né i prosciutti e salumi Dop…

"I foraggi sono alla base di tante eccellenze italiane quali il Parmigiano e il Grana, ma soprattutto sono fondamentali per l’alimentazione degli animali produttori di latte, importantissimi per la sicurezza alimentare di tanti paesi".

Il vostro gruppo come sta uscendo dall’emergenza Covid-19? Cosa cambierà per voi?

"Durante l’emergenza Covid, abbiamo continuato a lavorare riscontrando grandissime problematiche per l’approvvigionamento dei ricambi per i macchinari e per il reperimento di personale specializzato per le manutenzioni, questo dal punto di vista operativo. Mentre, dal punto di vista finanziario, abbiamo avuto difficoltà nelle riscossioni e tante promesse di aiuti dal Governo, a tutt’oggi senza esito. Spererei in futuro che si dia un giusto valore ai nostri prodotti che godono di ottima salubrità, sostenibilità ambientale e qualità eccellente".

Il vostro gruppo sfrutta tutto il ciclo dell’energia agricola: stalle di capi bovini, impianti di disidratazione, produzione di biogas, recupero e impiego di biomassa. Economia circolare, il massimo della sostenibilità. È questo il futuro?

"Penso di sì, anche se non ho scoperto nulla di nuovo, ho solo cercato di riprodurre su scala più grande e moderna quello che con grande passione e dedizione al lavoro mi è stato trasmesso da mio nonno e mio padre. La mia visione dell’agricoltura è quella di produrre cibo, rispettare l’ambiente, avere un’economia reale e sfruttare tutte le opportunità che ci offre un settore primario come quello agricolo. Fondamentale è sicuramente la valorizzazione della multifunzionalità dell’agricoltura avendo un approccio smart".

C’è un futuro per una foraggicoltura nazionale? O siamo terra di conquista?

"Questa è una domanda molto difficile. Nel mondo la richiesta di foraggio (soprattutto di erba medica) è in crescita e si è capito che la sua componente fondamentale ‘fibra’ non è facilmente sostituibile. In Italia, trattandosi di un prodotto che possiamo considerare una commodity, abbiamo tanti svantaggi rispetto agli altri paesi sia europei che non. Innanzitutto abbiamo maggiori costi dovuti all’energia utilizzata negli impianti di lavorazione dei foraggi essiccati; poi scontiamo infrastrutture portuali non all’altezza di un mercato globale (attualmente esportiamo tantissimo la nostra produzione via container in molte parti del mondo come Emirati Arabi, Arabia, Cina) e l’altissimo costo della burocrazia; oltre a tante restrizioni, sempre rispetto ai nostri partner europei; poi la maglia poderale molto frammentata ci porta ad avere un costo di coltivazione più elevato. Per questi motivi non penso che l’Italia sia terra di conquista, anche se questa coltura ha un vantaggio enorme ambientale essendo azoto fissatrice; poi non richiede alcun trattamento di pesticidi e anticrittogamici, non consuma acqua, migliora la struttura e fertilità del terreno e soprattutto nelle aree rurali collinari, di cui l’Italia è molto ricca, è una delle pochissime colture possibili".