Bruno Villois Incredibile ma vero, il governo cinese ha avviato un’inchiesta antitrust sul numero 2 mondiale dell’e-commerce, Alibaba, per l’azione dominante sul commercio interno. In Europa, invece, i giganti dell’high tech non sono minimamente toccati. A livello continentale e soprattutto in Italia, il commercio fisico...

Bruno

Villois

Incredibile ma vero, il governo cinese ha avviato un’inchiesta antitrust sul numero 2 mondiale dell’e-commerce, Alibaba, per l’azione dominante sul commercio interno. In Europa, invece, i giganti dell’high tech non sono minimamente toccati. A livello continentale e soprattutto in Italia, il commercio fisico sta subendo batoste impressionanti per colpa dei lockdown, della sfiducia verso il futuro, del crollo del turismo e buon ultimo, ma in avanzamento costante, del commercio elettronico. Alla fine del tunnel le saracinesche dei piccoli e medi esercizi che non si riapriranno saranno una moltitudine. La stima è di qualche centinaio di migliaia, e a peggiorare le cose, per chi sarà rimasto in piedi, ci penserà lo smart working che, se attuato con i parametri attuali, desertificherà gli uffici, essenzialmente insediati nei centri cittadini, determinando un altro crollo del commercio fisico e una crescita di quello elettronico.

Gli effetti sulla disoccupazione saranno impressionanti, mentre per il fisco e la lotta all’evasione ci saranno indubbi vantaggi, essendo l’e-commerce totalmente presidiata in ogni fase. Sarebbe utile che i governi europei assumessero decisioni, per evitare il tracollo del commercio fisico, verso due ambiti: supportare la nascita di piattaforme locali, abbinata a una logistica efficiente e in grado di creare posti di lavoro, in modo da recuperare quelli persi dal commercio tradizionale, e allineare la tassazione tra commercio al dettaglio e commercio elettronico, o meglio ancora riducendola ai piccoli esercenti (incentivandoli a continuare) e aumentandola ai grandi dell’high tech.