Deutsche Bank
Deutsche Bank

Berlino, 9 luglio 2019 - Lacrime e sangue. Passività per decine di miliardi. Tagliati 18mila impiegati. A picco in Borsa. È la caduta degli Dei. Per i tedeschi la Deutsche Bank è un mito, il simbolo della forza nazionale, quattrini e lavoro, e delle antiche virtù prussiane, quelle che risalgono a Lutero. Laboriosità e onestà. Diventi ricco per volere di Dio, la ricchezza non è un peccato, ma hai il dovere di spendere i tuoi soldi anche per il bene comune. Potrà sembrare retorico, ma la DB, nella storia, ha svolto una funzione sociale. E politica. È nata un anno prima del Reich di Bismarck, nel marzo del 1870 a Berlino, dove è rimasta fino al termine della guerra.

Nel bene e nel male, dal Kaiser alla Repubblica di Weimar, dal nazismo alla disfatta, e alla riunificazione, ha fatto parte della storia tedesca. Per questo la sua crisi, soprattutto i suoi errori, feriscono anche chi non ha un conto presso la DB, e non potrà mai permetterselo. È guidata da due capi, chiamati con falsa modestia Speaker, portavoci, ma uno è sempre stato più importante dell’altro. Alfred Herrhausen era intimo amico di Helmut Kohl. Lo vidi al suo fianco, al primo incontro con Gorbaciov a Mosca. Quando cadde il muro, il Cancelliere gli chiese: "Was nun?", che fare adesso con l’altra Germania? Compriamola, gli rispose.

Fatti i conti, la Ddr costò 4 Deutsche Mark al metro quadrato, quattromila lire. Fu un buon affare? Per Kohl e Herrhausen la storia e la patria non hanno un prezzo. Esattamente 21 giorni dopo la caduta del ‘muro’, il 30 novembre ’89, i terroristi della Rote Armee Fraktion, uccisero con una bomba il capo della Deutsche Bank. A suo modo, un tragico onore per Herrhausen, che era qualcosa di più di un banchiere.

DEUTSCHE BANK è al centro di un groviglio di partecipazioni incrociate che interessano tutte le più grandi imprese tedesche. Insieme con la partner Allianz (assicurazioni) era più forte dello stesso Stato tedesco. E pur oggi, in crisi, non può fallire perché andrebbe a fondo la Germania, dunque l’Europa. Nel 1984 fu inaugurata la nuova sede di Francoforte, la doppia torre, due grattacieli di 155 metri, soprannominati Soll e Haben, dare e avere.

La prima banca di Germania era al quindicesimo posto al mondo, ma i successori di Herrhausen vollero conquistare il primato: la sede di New York, la Deutsche Bank Building, è altra 158 metri, tre metri in più che segnano una politica di grandezza fatale. Si sono trascurati i piccoli azionisti, tradendo la storica funzione sociale: la DB si sarebbe occupata solo dei clienti con almeno 100mila euro sul conto corrente. Ma i piccoli danno profitti, i grandi provocano perdite. Si fece marcia indietro comprando la Post Bank, con 13 milioni di piccoli clienti. Troppo tardi. Negli ultimi anni, Soll, simbolicamente è diventato più alto.

Le operazioni finanziarie spericolate si sono rivelate fallimentari, i debiti sopravanzavano i profitti, ma la DB è rimasta ‘deutsch’ solo di nome. Dal 2002 al 2012 è stata guidata dallo svizzero Ackermann, poi dall’anglo indiano Anshu Jain. In tedesco sapeva dire appena ‘Guten Tag’. Lo imparerò, promise. Non fece in tempo. Guidava la banca da Londra, giocava con denaro virtuale. È stato costretto a lasciare. Le azioni valevano oltre 100 euro cinque anni fa, 18 euro fino al Natale del 2017, oggi neanche sette. Christian Sewing organizza la riscossa cercando di tornare alle radici: la Deutsche Bank si arrocca, licenzia 18mila dipendenti su 97mila, ma a Tokyo, a Londra e a New York. Si pensa a quelli di casa: se ne andranno in pensione anticipata, o concorderanno le dimissioni. La DB ritroverà la sua anima tedesca?