Sabato 20 Luglio 2024
GIORGIO LA MALFA
Economia

Non basterà fare il minimo richiesto

All’Italia serve un programma di lungo corso di correzione dei conti pubblici per liberarsi del deficit eccessivo

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (Ansa)

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (Ansa)

Ieri la Commissione Ue ha indicato i Paesi che, in violazione delle regole del nuovo Patto di Stabilità definitivamente varato il 7 maggio scorso, hanno nel 2024 un deficit di bilancio superiore al 3%. L’elenco comprende una decina di Paesi fra cui, ovviamente, l’Italia che con il 4,4% rappresenta, con la Francia, uno dei casi peggiori. Alla pronuncia della Commissione non seguirà l’indicazione contestuale della correzione richiesta. Ma, come prevede il Patto, in autunno dovremo presentare un piano pluriennale di finanza pubblica che comprenda una riduzione del rapporto fra il deficit e il reddito nazionale di almeno mezzo punto l’anno a partire dal 2025. In cifre, si tratterà di qualcosa di più di 10 miliardi di euro, un ammontare in sé non impossibile, anche se potrebbe diventare difficile per il governo il rifinanziamento di alcuni degli sgravi fiscali introdotti lo scorso anno.

Converrà limitarci a questo o sarebbe il caso, visto il rapporto abnorme, superiore al 140%, fra debito pubblico e Pil, dotare l’Italia di un programma più ambizioso di correzione dei conti che punti a liberarci una volta per tutte nel giro di 4 o 5 anni di questo vincolo pesantissimo? In una situazione di crescente nervosismo dei mercati finanziari per le guerre in corso in Ucraina e in Medio Oriente, per le incertezze della campagna elettorale americana, e infine per l’esito delle elezioni europee e le prospettive politiche in Francia, credo che la risposta giusta sarebbe la seconda.

Dovremmo, cioè, darci un programma pluriennale di correzione della finanza pubblica non basato sull’adesione minima e stentata alle regole europee, ma su una valutazione seria della nostra situazione. A me non sembra che l’attuale governo se la senta di andare in questa direzione: punterà, come i suoi predecessori, a fare il minimo imposto dall’Europa, sperando che basti. Ma così l’Italia continuerà a vivacchiare in una condizione sempre più precaria.