CAMBIAMENTO climatico, legalità, filiere, innovazione, qualità. Sono i temi attorno ai quali si gioca l’agricoltura del futuro, tra sostenibilità e nuove tecnologie. E sono proprie queste le parole più utilizzate dai circa 60 fornitori agricoli (uno spaccato della rete di Coop) le cui affermazioni hanno fatto da base e da spunto al convegno "Coop-G20 Coltivare il futuro" che si è svolto nei giorni scorsi a Firenze, alla vigilia del G20 Agricoltura. Il ruolo e il futuro dell’agricoltura si intrecciano con le esigenze e le aspettative delle famiglie-consumatrici attente sì al prezzo dei prodotti acquistati sugli scaffali dei supermercati ma ancora di più sulla qualità e la sicurezza degli alimenti e di chi li produce, partendo dai campi e...

CAMBIAMENTO climatico, legalità, filiere, innovazione, qualità. Sono i temi attorno ai quali si gioca l’agricoltura del futuro, tra sostenibilità e nuove tecnologie. E sono proprie queste le parole più utilizzate dai circa 60 fornitori agricoli (uno spaccato della rete di Coop) le cui affermazioni hanno fatto da base e da spunto al convegno "Coop-G20 Coltivare il futuro" che si è svolto nei giorni scorsi a Firenze, alla vigilia del G20 Agricoltura. Il ruolo e il futuro dell’agricoltura si intrecciano con le esigenze e le aspettative delle famiglie-consumatrici attente sì al prezzo dei prodotti acquistati sugli scaffali dei supermercati ma ancora di più sulla qualità e la sicurezza degli alimenti e di chi li produce, partendo dai campi e dalle stalle. Del resto, come ha avvertito, concludendo il convegno, Marcello Di Paola, docente e ricercatore all’Università Luiss di Roma e alla Loyola di Chicago, in un mondo dove ogni anno vengono gettate 230 milioni di tonnellate di cibo mentre 2 miliardi di persone vivono in povertà e non possono nutrirsi come dovrebbero, "non sarà soltanto la quantità del cibo prodotto il problema della sostenibilità ma anche la qualità di cosa mangiamo e mangeranno gli abitanti del Pianeta". Il cambiamento climatico quindi non è solo un problema ambientale, come è stato generalmente presentato in passato, ma è anche economico e sociale.

In questo scenario, allora, come si colloca l’agricoltura del futuro e soprattutto il rapporto tra produttori, industria e catene distributive? "Noi – risponde Marco Pedroni, presidente di Coop Italia e di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) – siamo quelli delle filiere. Filiere tracciate, trasparenti, rispettose delle persone e del pianeta. Solo in questa ottica possiamo ipotizzare un prossimo futuro sostenibile".

Per questo futuro che cosa va cambiato?

"L’attuale modello agricolo presenta il problema di un incremento enorme di tutti i fattori della produzione: fertilizzanti, fitofarmaci, acqua e mezzi tecnici e meccanici, che hanno consentito un aumento significativo delle produzioni agricole in gran parte del mondo, ma appunto ottenendo di più, ma usando più input chimici, più suolo. Occorre un nuovo modello non solo di sviluppo ma anche di pensiero per affrontare la contemporaneità di queste sfide".

Una sfida si gioca anche sul miglioramento delle filiere.

"La mancata aggregazione del comparto ortofrutticolo è uno dei punti deboli dell’attuale modello e riguarda da vicino anche la grande distribuzione organizzata. Siamo di fronte a una asimmetria che era grave già dieci anni fa ma, mentre le esigenze di mercato fanno sì che la grande distribuzione debba diminuire i costi intermedi ed efficientarsi trovando sinergie e aggregazioni, il mondo produttivo, che dovrebbe fare altrettanto, è fermo. In Italia sono censiti 12mila tra operatori di mercato, strutture società e Op che a qualche titolo commerciano ortofrutta".

Oltre all’aggregazione quali altri fattori sono indispensabili?

"Due, in particolare, sono indispensabili per le sfide del futuro: ovvero diversificazione dell’offerta e innovazione".

Come si inseriscono questi fattori nel settore distributivo?

"La cosiddetta grande distribuzione che l’opinione pubblica semplifica come un unico modello, in realtà è composta da aziende tra loro molto differenti come visione, strategie, modello economico e di relazione col mondo della produzione. Coop in primis ed altre come Coop non hanno mai accettato la logica delle aste elettroniche o telefoniche. Formali, informali, al doppio ribasso che fossero, non hanno mai imposto condizioni draconiane, perché per Coop il mondo agricolo è il ramo sui si siede e tagliarlo sarebbe autolesionistico".

Achille Perego