Susanna Camusso in manifestazione contro il Jobs act
Susanna Camusso in manifestazione contro il Jobs act

Roma, 8 gennaio 2017 - Bocche cucite in Cgil. Solo e-mail top secret. Sul caso dell’uso dei voucher da parte di sedi del sindacato dei pensionati di corso d’Italia, i vertici della confederazione – Susanna Camusso in testa – non parlano. E non proferiscono verbo neppure i capi delle categorie, a cominciare da Maurizio Landini (leader dei metalmeccanici Fiom), che fa sapere di voler rimanere in silenzio almeno fino a domani.

In compenso compare, tra le maglie strette della consegna del silenzio, una nota riservata, firmata dai segretari nazionali Tania Sacchetti e Nino Baseotto, destinata alle strutture periferiche dell’organizzazione, nella quale si detta la linea da tenere verso l’esterno: «Dobbiamo dire che sono casi isolati ed evitare le polemiche interne».

A pochi giorni dalla decisione della Corte costituzionale sull’ammissibilità dei referendum promossi proprio dalla Cgil per il ripristino dell’articolo 18, la responsabilità solidale negli appalti e l’abolizione dei voucher, la vicenda dell’utilizzo dei buoni-lavoro da parte di alcune sedi dello Spi (in Emilia-Romagna, ma anche a Milano e Bergamo) è diventata un vero boomerang per il sindacato rosso. Nessuno dei big vuole commentare il caso. La parola d’ordine è minimizzare. E, infatti, è proprio questa la modalità operativa da seguire indicata in una e-mail inviata a tutti i dirigenti delle categorie, nazionali e regionali. Una sorta di manualetto su come regolarsi principalmente con la stampa. «L’obiettivo che dobbiamo perseguire in queste ore delicate – scrivono i segretari Sacchetti e Baseotto – deve essere quello di rilanciare la validità delle nostre ragioni, supportate da milioni di firme raccolte nei mesi scorsi, evitando i processi ed evitando di alimentare fratture nella organizzazione e nella sua immagine pubblica».

«Certamente – aggiungono i due dirigenti di Corso d’Italia –, meglio sarebbe stato usare maggiore attenzione sulla questione, specie una volta avviata la nostra campagna di raccolta firme. Tuttavia, anche nella relazione con la stampa locale, il fenomeno va circoscritto a quello che è, un utilizzo per limitate attività meramente occasionali svolte da soli pensionati». Basta, dunque, con le strumentalizzazioni, concludono Sacchetti e Baseotto: «La Cgil non nega l’esigenza di uno strumento che possa rispondere al lavoro occasionale; nega che questo strumento siano i voucher come li conosciamo oggi».

Il problema è che la vicenda dei voucher dello Spi non solo non è così isolata come si vuole far pensare, ma è anche il sintomo di un fenomeno più ampio, relativo alla remunerazione del lavoro di delegati e attivisti sindacali, per quali, oltre ai buoni suddetti, si fa ricorso – secondo indiscrezioni raccolte da più fonti – anche ad altre formule non ortodosse, come il rimborso chilometrico di spese di viaggio più o meno fittizie. Il caso voucher, però, ha fatto esplodere una contraddizione lampante e la base (e non solo) non ci sta. Una voce per tutti: quella di Bruno Papignani, segretario Fiom dell’Emilia-Romagna. «Un danno alla credibilità di tutta la Cgil – attacca Papignani in un post su Facebook – . Credo che ogni giustificazione peggiori il giudizio. Anche perché persino i peggiori sfruttatori se andiamo a intervistarli hanno la loro giustificazione...».