Verifiche sull’allarme sottovalutato. Nordio in pressing sulla Procura: "Subito una relazione dettagliata"

Il ministro della Giustizia intende fare luce sulla denuncia per stalking presentata dalla vittima . Polemiche per la mancata applicazione del divieto di avvicinamento. Zaia: "Bisogna essere più duri". .

TREVISO

Ad instillare il dubbio che qualcosa non avesse funzionato nelle indagini per stalking sull’imbianchino kosovaro denunciato da Vanessa era stato per primo il procuratore capo di Treviso. Interpellato dai giornalisti sul fatto che si potesse fare di più per proteggere la 26enne poi uccisa dall’uomo con otto coltellate, Marco Martani aveva fatto mea culpa: "Forse l’urgenza del caso è stata sottovalutata". Adesso è lo stesso ministro della Giustizia a volerci vedere chiaro. Carlo Nordio ha chiesto agli uffici competenti del dicastero di acquisire negli uffici giudiziari di Treviso una relazione dettagliata. L’interrogativo, che tormenta i famigliari della vittima e, più in generale, chi ha seguito il caso, ruota attorno alla possibilità che la donna si sarebbe potuta o meno salvare qualora fossero state applicate le misure cautelari del Codice rosso.

Adottandole, sarebbe stato imposto a Fandaj il divieto di avvicinamento che, se violato, avrebbe potuto configurare anche la custodia cautelare in carcere. E, invece, il procedimento è andato diversamente.

I carabinieri avevano sequestrato al persecutore il telefonino, dopo aver perquisito la sua abitazione. L’uomo sembrava essersi calmato. Così la Procura di Treviso era rimasta in attesa della relazione tecnica sul contenuto del cellulare per appurare il tenore dei messaggi spediti dal kosovaro a Vanessa, la cronologia degli invii e quante volte la contattava ogni giorno. "La norma sul Codice rosso è competenza degli esperti, da valutare a livello nazionale. Ma anche davanti al caso di Vanessa, evidentemente, qualcosa non ha funzionato", ha ribadito a Venezia il presidente del Veneto, Luca Zaia, che ha voluto dedicare l’incontro stampa di fine anno a Vanessa e a Giulia Cecchettin. "Se c’è una denuncia – ha aggiunto il governatore –, un’irruzione in casa e il sequestro dei telefonini e il risultato è che dopo due mesi una giovane viene ammazzata, dico che dobbiamo essere più aggressivi. Davanti a un caso come questo è eclatante che la norma debba essere ripresa in mano".

g. p.