"I vaccini servono tutti, nessuno escluso". Stefano Vella, infettivologo e docente di salute globale all’Università Cattolica di Roma ed ex presidente Aifa, spiega perché i vaccini della famiglia di AstraZeneca vanno bene al pari degli altri. Professore, ieri sono arrivate le prime 249mila dosi di vaccino AstraZeneca, con una copertura efficace del 70%, che sale al 90% nei casi gravi. Eppure c’è chi dice di non volerlo fare, e di preferire il Pfizer. "Questo ragionamento è sbagliato, perché parliamo di un vaccino a vettore adenovirale non replicante tra i più diffusi. Riduce il rischio ricoveri, riesce a scongiurare esiti mortali. Anche nel caso in...

"I vaccini servono tutti, nessuno escluso". Stefano Vella, infettivologo e docente di salute globale all’Università Cattolica di Roma ed ex presidente Aifa, spiega perché i vaccini della famiglia di AstraZeneca vanno bene al pari degli altri.

Professore, ieri sono arrivate le prime 249mila dosi di vaccino AstraZeneca, con una copertura efficace del 70%, che sale al 90% nei casi gravi. Eppure c’è chi dice di non volerlo fare, e di preferire il Pfizer.

"Questo ragionamento è sbagliato, perché parliamo di un vaccino a vettore adenovirale non replicante tra i più diffusi. Riduce il rischio ricoveri, riesce a scongiurare esiti mortali. Anche nel caso in cui si instauri una infezione, questa avrà un decorso più lieve. Certe paure sono irrazionali, rifiutare un vaccino per preferirne un altro è un comportamento insensato, concorrono tutti a proteggere la popolazione, i dati non vanno interpretati così. Inutile stare a discutere se questo prodotto è meglio dell’altro, i dati dell’efficacia sono incomparabili. Sono diversi gli studi. L’immunologia non è come un campionato di calcio dove una squadra vince e l’altra perde. Questa è una partita dove tutte le squadre devono giocare contro un avversario comune, che è il Covid-19".

Dopo AstraZeneca arriverà il vaccino Janssen, sotto esame della Fda negli Usa. Saremo sempre a discutere sulle percentuali di protezione?

"Qui deve passare l’idea che dobbiamo fermare al più presto la trasmissione dei contagi, con ogni mezzo, come accade in Israele dove hanno fatto vaccinazioni a tappeto con prodotti diversi, e si sono già ottenuti i primi risultati, ridotti gli ingressi in ospedale e la mortalità".

Se allunghiamo troppo i tempi della campagna che cosa potrebbe accadere?

"Succede che le varianti possono rivelarsi anche più letali, la pandemia riprendere forza, saremmo punto e daccapo. Ogni volta che il virus muta potrebbe diventare più cattivo".

Nella vicina Svizzera hanno rinviato il giudizio sul vaccino Oxford per carenza di dati. Hanno senso certe perplessità?

"I dati sono sotto gli occhi di tutti. Sull’efficacia e sicurezza siamo tranquilli. Chiedere un supplemento di dati sopra i 55 anni o sopra i 65 non significa dire che il vaccino non funziona in determinate fasce di età, equivale a dire che i volontari anziani c’erano, ma che numericamente erano meno rappresentati".

Quindi possiamo stare tranquilli?

"Ci mancherebbe. Eppoi di vaccini a vettore adenovirale non replicante ce ne sono tantissimi, sono i più diffusi, alcuni in fase di sviluppo, altri che hanno completato i trial. Abbiamo detto di AstraZeneca e Janssen ma c’è anche lo Sputnik russo presentato all’Ema, che nel loro studio ha prodotto risultati del 91 per cento, avremo presto Curevac e il Cansino cinese, il vaccino italiano Reithera. Cosa cambia rispetto alle tecnologie a Rna messaggero o il nuovo vaccino a subunità? Sono solo modi diversi di stimolare la produzione di anticorpi o di presentare l’antigene al sistema immunitario".

Quindi che cosa possiamo auspicare?

"Nessuno si salva da solo, dobbiamo proteggere il mondo intero, impedire che riemergano focolai. I vaccini saranno aggiornati in corso d’opera per coprire altre eventuali varianti. Attraverso una massiccia mobilitazione collettiva riusciremo a sconfiggere definitivamente questo virus".