I test di accesso a Medicina e Chirurgia sostenuti quest’anno contenevano un errore, già si preannuncia una raffica di ricorsi. L’Unione degli studenti universitari sostiene di aver individuato almeno 6 domande fallate o contestabili. Singolare il fatto che uno di questi svarioni, quello contenuto nel quesito numero 56 della prova, sia stato riconosciuto anche dal Ministero, che attribuirà a tutti lo...

I test di accesso a Medicina e Chirurgia sostenuti quest’anno contenevano un errore, già si preannuncia una raffica di ricorsi. L’Unione degli studenti universitari sostiene di aver individuato almeno 6 domande fallate o contestabili. Singolare il fatto che uno di questi svarioni, quello contenuto nel quesito numero 56 della prova, sia stato riconosciuto anche dal Ministero, che attribuirà a tutti lo stesso punteggio relativo, indipendentemente dalla risposta data. Al momento il numero chiuso stile Rischiatutto metterebbe in difficoltà anche un primario affermato. Intercetta le menti migliori senza dirci se queste riusciranno a realizzarsi nel contatto col malato o negli altri contesti. Alla fine del percorso di studi le matricole scopriranno l’imbuto.

Filippo Anelli, presidente Fnomceo, ricorda che 22mila neolaureati sarebbero pronti a entrare nelle scuole di specializzazione e negli ambulatori dei convenzionati, ma ci sono solo 14mila posti, e tanti sono destinati al limbo della disoccupazione. Chi trova lavoro, aggiungiamo noi, rischia poi di smarrirsi dentro un sistema sclerotizzato, sempre assillati dal timore che qualche malato scontento ti prenda a pugni o ti faccia causa. Tanti giovani dottori esasperati alla fine vanno a cercare fortuna all’estero: la fuga dei cervelli. Ma ha ancora senso questo tipo di sbarramento? Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute, si è molto esposto l’altro ieri al simposio di Motore Sanità quando ha detto che l’Europa ci vincola agli investimenti, ma competenze e professionisti sono fermi al palo. "Per garantire il diritto sancito dalla Costituzione – ribadisce Ricciardi – è necessaria una profonda riforma. L’emergenza mette in luce i punti deboli del sistema, la scarsa lungimiranza della politica del passato, e le scelte gestionali sbagliate". Gli ha fatto eco Luciano Flor, l’artefice del modello sanitario della Regione Veneto: "Abbiamo bisogno di riforme, ma c’è già oggi un problema di carenza di figure professionali, un divario da colmare subito".