Tutti liceali, ma servono tecnici Scuola e aziende restano lontane

Precari, delusi, sottopagati, i giovani non hanno più ambizioni. Ma gli imprenditori? Viaggio nelle aziende dalle mille postazioni vuote

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OPERAI SPECIALIZZATI,

IMPOSSIBILE TROVARLI

"L’impresa non è più quella dei film di Chaplin, oggi anche l’operaio deve avere basi culturali e di competenza elevate. I posti di lavoro ci sono, manca la materia prima umana". Siamo a Monza. Sandro Salmoiraghi (foto 2), presidente dell’omonimo gruppo di automazione che lavora in tutto il mondo, fa due conti: "Tra progettazione, montaggi e collaudi ci manca il 10% della forza lavoro. E non si trova, perché l’Italia non ha mai affrontato con serietà il tema delle competenze.

Gli istituti tecnici sfornano 9mila diplomati all’anno: all’industria ne servirebbero 80mila". Per lui, insomma, è una questione culturale: "Occorre intervenire sui genitori che indirizzano i figli nella scelta delle scuole superiori e sulla scuola, che non dev’essere più a rimorchio dei tempi".

CHI RIPARA

GLI ASCENSORI?

Alla Schindler di Concorezzo, in Brianza, 1.500 dipendenti in Italia di cui quasi 900 nell’area tecnica, da un anno ci sono 30 posizioni aperte. I manutentori di ascensori sono merce rara. "Il personale tecnico è la nostra fabbrica viaggiante – constata Arianna Squizzato (foto 3), direttrice del personale –, ma oggi molti giovani sono più propensi a licei e università, mentre con un’adeguata formazione tecnica e un ultimo anno ‘professionalizzante’ qui il lavoro è assicurato".

Una carenza che "cerchiamo di arginare anche con ‘pacchetti famiglia’ per incentivare il trasferimento in Lombardia da altre regioni: residence per 6 mesi e poi bonus una tantum come contributo alle spese.

BILIARDINO IN UFFICIO

PER ATTRARRE TALENTI

A Bareggio, nell’hinterland di Milano, come nella Silicon Valley, a San Francisco: l’ufficio è un open space con aree fitness, scrivanie e tapis roulant, ping ping e calcio balilla per staccare dagli affari. Niente orari fissati, né ferie, c’è chi non si lascia piegare dalle difficoltà e sceglie modelli rivoluzionari. Così alla BizBull, gruppo Reddoak, 5 milioni di fatturato e 50 tra dipendenti e collaboratori, le campagne di web e digital marketing nascono fra una riunione e una seduta d’allenamento. E per spostarsi da un’area all’altra si usa il monopattino elettrico.

"L’obiettivo è attrarre i migliori talenti e investire su di loro per puntare a una crescita continua", spiega il ceo Fausto Pagliara (foto 5). Una filosofia nata dalle lezione delle dimissioni di massa che sta cambiando faccia al lavoro: "c’è bisogno di conciliare vita privata e professione". La norma è la libertà di gestire la giornata in ufficio o in smart-working e le vacanze, a propria discrezione, in linea con gli obiettivi individuali e di gruppo, con un’unica regola: "offrire un servizio di alto livello".

"ASSUMO UN SENZATETTO

SE BUROCRAZIA VUOLE"

Ci sono racconti che non passano inosservati, store di vite e di persone capaci di smuovere le coscienze, creando la voglia di aiutareil prossimo. È la storia di Ahmad Mubshar (foto 1), 22enne pakistano che vive nel prato sotto le mura della Fortezza da Basso, senza cibo né soldi. Mario Forniani ha una concessionaria di auto nella zona, oltre che una piccola azienda agricola nelle colline sopra Firenze.

"Quando ho letto sulla Nazione il racconto della vita di questo ragazzo sono stato male – spiega –. Sono andato a cercare il ragazzo, e da subito mi è sembrato un ragazzo buono. Con i gesti ci siamo intesi. Voglio portarlo a lavorare da me in campagna, dargli una casa, farlo mangiare e dargli uno stipendio. Non uno schiavo, un figliolo che accolgo in casa mia". Però non sono poche le difficoltà per iMario, che si sta trovando a combattere con la burocrazia. "Per portarlo in casa ho bisogno di un suo documento che al momento non ha. Voglio toglierlo dalla strada, la burocrazia mi aiuti".