Anna Maria

Ajello *

Per sopperire alle carenze che la didattica a distanza crea nell’apprendimento degli studenti, tra le soluzioni proposte c’è quella di procrastinare la chiusura delle scuole fino alla fine di giugno.

Se si adottasse questa soluzione, si dovrebbe fare i conti anche con la motivazione degli studenti ai quali andrebbero proposte attività di recupero con modalità non formali di acquisizione di competenze, usando risorse del territorio – musei, parchi, monumenti, sedi istituzionali – per promuovere il loro coinvolgimento.

Ovviamente questo dovrebbe riguardare i gradi scolari e gli studenti che non hanno frequentato interamente le scuole. C’è tuttavia un modo meno innovativo in un certo senso, ma sicuramente rivoluzionario per il nostro Paese, che è quello di far cominciare effettivamente la scuola il primo settembre con le cattedre pienamente coperte. E’ una proposta che Andrea Gavosto ha fatto diverse volte e che consiste nel bloccare per l’anno prossimo i trasferimenti dei docenti e confermare le supplenze sui posti ancora vacanti. Disporre dei giorni di settembre potrebbe rappresentare un duplice vantaggio: lasciare il tempo necessario per predisporre le attività di recupero anche sulla scorta dei risultati delle prove Invalsi che quest’anno è fondamentale svolgere, e non essere costretti a sconvolgere il calendario scolastico.

* Professore di psicologia dell’educazione, Uniroma