Ancona, 27 gennaio 2015 - C'era un ragazzo con i capelli lunghi, raccolti in un codino, la faccia scavata da una notte trascorsa a parlare e fumare sigarette sul ponte di un traghetto greco diretto al porto di Ancona. Quel ragazzo, che nel 2001 conoscevano in pochi se non i suoi fedeli compagni di viaggio del Synaspismos, una coalizione di partiti di estrema sinistra ellenici nata all’ombra dell’antieuropeismo, era Alexis Tsipras. L’uomo che oggi, dopo la vittoria esaltante nelle elezioni di Atene, rischia di provocare una frattura profonda nelle convinzioni e nella politica della Troika.

Il ragazzo mingherlino, che indossava la maglietta col volto del Che e con la bandana rossa al collo, la mattina del 19 luglio del 2001, arrivò nel porto di Ancona a bordo del Blue Star Ferries. La polizia italiana sapeva da giorni dello sbarco degli antagonisti greci ad Ancona. La tensione si tagliava con il coltello in quelle giornate afose di luglio che precedevano il G8 di Genova. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare cosa sarebbe successo qualche giorno più tardi. Nessuno avrebbe mai potuto pensare che quegli eventi sarebbero stati destinati a scrivere pagine di storia.

Alexis era un ragazzo come tanti, infarcito di idee politiche chiare e pronto a urlarle nelle vie di Genova dove si sarebbero riuniti i grandi del mondo. Ma lui nel capoluogo ligure non arrivò mai. I 900 antiglobal greci furono accolti da almeno duecento poliziotti in assetto antisommossa. Ancona si risvegliò per un giorno dal consueto torpore. E almeno una parte della città visse ore difficilmente dimenticabili. Proprio  quando lo sbarco dei greci sembrava cosa fatta, la polizia bloccò tre pullman alla testa del torpedone.

A bordo c’erano i leader della sinistra radicale greca, tra cui Alexis Tsipras. Erano gli stessi delle proteste di un anno prima a Praga, dell’oceanica manifestazione di Seattle, una pietra miliare nella galassia delle manifestazioni pacifiste mondiali. Vicino al giovane Alexis, quella mattina ad Ancona c’erano Tanos Koronakis e Niko Jannoupolos, uno degli organizzatori del «Greek commette for the international demonstration for Genoa». «Io e Alexis non ci siamo mai arrivati a Genova» disse Tanos a un giornalista del Corsera «Assieme ad altri compagni siamo stati fermati in porto da polizia e carabinieri». Di 900 greci, 135 furono respinti. E tra loro proprio Alexis Tsipras.

In segno di protesta gli antagonisti si sdraiarono sul pontone della nave, non potendo mettere piede sul suolo italiano. Rimasero lì, sotto il sole cocente di luglio, confortati da una schiera di politici di casa nostra tra cui la senatrice Marina Magistrelli, gli allora consiglieri regionali Amagliani Cecchini, Moruzzi, Benatti e l’allora assessore Gianmario Spacca. Rimasero lì dalla mattina fino alle cinque del pomeriggio. Attorno alle 17.15 la polizia decise di caricare. I greci si difesero a mani nude, ma nulla poterono contro la forza degli agenti che sollevarono di peso i manifestanti per riportarli sulla nave. Quelle imagini, che oggi ridocumentiamo, fecero il giro del mondo e rappresentarono l’amaro antipasto di un G8 che si rivelò devastante.

Il bilancio fu di dieci agenti contusi e di tre ragazzi greci feriti. Tsipras era uno di quelli che si stesero sul portellone umido della Blue Ferries. Anche lui fu caricato di peso, riportato a bordo del traghetto e respinto perchè persona «indesiderata», «pericolosa». Proprio lui che oggi dallo scranno più alto dell’Ellade rischia di scrivere una nuova pagina di storia mondiale.