Gabriele Canè Il bello della Giustizia è che esiste un secondo grado che può (ri)mettere le cose a posto, se nel primo sono state messe in disordine. Il brutto della giustizia italiana (con la g minuscola) è che questo può accadere, e quasi sempre accade, dopo anni, decenni. Con imputati che entrano nell’inchiesta da uomini maturi, e ne escono (forse) da vecchi. Intollerabile, qualunque...

Gabriele

Canè

Il bello della Giustizia è che esiste un secondo grado che può (ri)mettere le cose a posto, se nel primo sono state messe in disordine. Il brutto della giustizia italiana (con la g minuscola) è che questo può accadere, e quasi sempre accade, dopo anni, decenni. Con imputati che entrano nell’inchiesta da uomini maturi, e ne escono (forse) da vecchi. Intollerabile, qualunque sia l’esito del processo. Nel caso della cosiddetta trattativa Stato-mafia con l’assoluzione dello Stato e la conferma della condanna dei boss: come dire, cancellato il castello di carte della Procura siciliana. Che viaggia oramai su fogli ingialliti, roba dei primi anni 90, dopo le stragi, dopo l’arresto di Riina. Archeologia criminale e politica, con l’inevitabile Marcello Dell’Utri tra gli imputati chiave, come dire Berlusconi per interposta persona, caposaldo di tutti i teoremi. Anche quelli sballati, stando alla sentenza di ieri, in cui si afferma un concetto che per qualcuno potrebbe sembrare di buon senso, se non fosse stato sbeffeggiato in primo grado: che la "trattativa" c’è stata, ma non è un reato.

Ogni giorno le forze dell’ordine si infiltrano, ascoltano, lasciano nuotare pesci piccoli per pescare quelli grossi. Guai – pare dica in sostanza la sentenza – se non lo facessero. Non si catturerebbero i mercanti di droga, come non si sarebbero catturati i Riina. Ben venga, insomma, che contatti utili e legittimi ci siano stati, che gli uomini con le stellette, i Mori, abbiano raggiunto i loro bersagli grossi grazie ai rapporti con qualche picciotto o mammasantissima di Cosa Nostra. Ben venga il fatto che anche grazie a questa "trattativa" la mafia oggi non è l’organizzazione onnipotente di trent’anni fa.

Tornando alla tempistica dei processi, bisogna sperare che la riforma varata dal governo Draghi metta veramente in grado la Giustizia di dare risposte in tempi ragionevoli. Perché una G maiuscola sembra un dettaglio, ma in un Paese civile fa la differenza.