Vita e morte ancora una volta sono legate da un filo sottile lungo i ghiacci eterni della montagna di ottomila metri che più di altre nella storia è stata il teatro di grandi conquiste ma anche di terribili tragedie. "Sul K2 è andato in scena uno dei drammi più strazianti degli ultimi anni", commenta l’alpinista bergamasco Simone Moro. Sembra già lontanissima la festa per l’arrivo in vetta dei dieci nepalesi che il 16 gennaio, riuscendo a scalare per la prima volta in inverno la montagna di 8.611 metri, sono diventati l’orgoglio della piccola nazione aggrappata all’Himalaya. Tre alpinisti – l’islandese John Snorri, il pachistano Ali Sadpara e il cileno Juan Pablo Mohr – risultano dispersi sul K2 dove erano impegnati nel tentativo di ascensione alla vetta. "Da più di 30 ore non...

Vita e morte ancora una volta sono legate da un filo sottile lungo i ghiacci eterni della montagna di ottomila metri che più di altre nella storia è stata il teatro di grandi conquiste ma anche di terribili tragedie. "Sul K2 è andato in scena uno dei drammi più strazianti degli ultimi anni", commenta l’alpinista bergamasco Simone Moro. Sembra già lontanissima la festa per l’arrivo in vetta dei dieci nepalesi che il 16 gennaio, riuscendo a scalare per la prima volta in inverno la montagna di 8.611 metri, sono diventati l’orgoglio della piccola nazione aggrappata all’Himalaya. Tre alpinisti – l’islandese John Snorri, il pachistano Ali Sadpara e il cileno Juan Pablo Mohr – risultano dispersi sul K2 dove erano impegnati nel tentativo di ascensione alla vetta.

"Da più di 30 ore non abbiamo loro notizie e i loro localizzatori Gps sono spenti", ha riferito Chang Dawa Sherpa. Poche ore prima l’impresa era costata la vita all’alpinista bulgaro Atanas Georgiev Skatov e prima di lui allo spagnolo Sergi Mingote Moreno. Una luce in una giornata da dimenticare per l’alpinismo: l’alpinista altoatesina Tamara Lunger, 34 anni, anche lei impegnata nei giorni scorsi nel tentativo di conquistare la cima, è invece riuscita a ritornare sana e salva al campo base. "È un momento difficile – ha fatto sapere Lunger dopo il rientro nella sua tenda del campo base rispondendo a chi gli chiedeva come si sentisse attraverso il telefono satellitare –. Non stavo bene abbastanza per proseguire, magari dovevo imparare proprio questo: rinunciare. Prego tanto per gli altri. È difficile da capire. Adesso basta".

La Lunger è una professionista dell’alpinismo d’alta quota. Aveva già scalato il K2 senza ossigeno qualche anno fa dimostrando di che pasta è fatta. Sa esattamente quali rischi può comportare una parete del genere, soprattutto d’inverno. Questa volta, però, ha visto scomparire sulla montagna due dei compagni con i quali aveva deciso di affrontare l’impresa sul K2. Prima Mingote che lei ha cercato di soccorrere dopo la caduta che purtroppo ne ha provocato la morte il 16 gennaio. Con grande coraggio aveva deciso di stringere i denti e proseguire ugualmente con il tentativo di scalare il K2 in inverno. Aveva trovato nel cileno Mohr un amico e valido compagno di cordata. Poi una volta raggiunto il campo 3, oltre i settemila metri, ha deciso di tornare indietro.

L’alpinista altoatesina inoltre ha un legame molto stretto anche con Ali Sadpara visto che insieme – con loro Simone Moro e il basco Alex Txikon – hanno affrontato la ’prima’ invernale del Nanga Parbat nel 2016 (Tamara si era fermata a settanta metri dalla vetta quella volta).

Nella disperazione del momento che stanno attraversando gli scalatori al campo base, in attesa di capire cosa sia successo, c’è una sola notizia positiva: il figlio di Sadpara è riuscito a tornare sano e salvo dalla montagna. Era impegnato in quota con il padre e gli altri due dispersi nei giorni scorsi. Ha dovuto affrontare la drammatica scelta fra puntare in alto nel disperato tentativo di portare aiuto al padre o tornare indietro nel tentativo di sopravvivere al K2. Ha scelto di sopravvivere. È salvo anche l’alpinista milanese Mattia Conte che si era spinto fino ai settemila metri.

I tre dispersi sono spariti nel nulla sopra gli ottomila. Radio e telefoni sono muti da ore. "Muhammad Alì Sadpara è stato nostro amico fraterno e compagno di cordata e di vetta al Nanga Parbat, Tamara è stata la mia compagna degli ultimi miei cinque anni di alpinismo, John Snorri, J. P. Mohr colleghi e amici di amici – ricorda Moro che si trova in Nepal -. La famiglia alpinistica al K2 era dove voleva essere, ma era in pericolo. In questo tempo ognuno ha fatto di tutto per sopravvivere, soccorrere, avere informazioni, prendere le giuste decisioni. A 24 ore di distanza piangiamo tre scomparsi, Alì, JP e Snorri, e un morto, Atanas. Ci sono dei sopravvissuti per fortuna, e tra questi Tamara, a cui va il mio abbraccio".