di Giampaolo Pioli La linea rossa tra la Casa Bianca e Israele è bollente da ore. Biden è preoccupato per l’escalation di violenza nella striscia di Gaza, a Gerusalemme e nei territori occupati. Dopo giorni di scontri nella Spianata delle Moschee tra palestinesi e polizia israeliana, allo scadere dell’ultimatum di Hamas alle forze di occupazione che proteggevano i coloni nel rione di Sheikh Jarrah, "oltre cento razzi" sono partiti verso i territori israeliani. La risposta non si è fatta attendere e i raid sulle postazioni nella Striscia, secondo il ministero di Hamas, avrebbero causato 20 vittime, tra cui 9...

di Giampaolo Pioli

La linea rossa tra la Casa Bianca e Israele è bollente da ore. Biden è preoccupato per l’escalation di violenza nella striscia di Gaza, a Gerusalemme e nei territori occupati. Dopo giorni di scontri nella Spianata delle Moschee tra palestinesi e polizia israeliana, allo scadere dell’ultimatum di Hamas alle forze di occupazione che proteggevano i coloni nel rione di Sheikh Jarrah, "oltre cento razzi" sono partiti verso i territori israeliani.

La risposta non si è fatta attendere e i raid sulle postazioni nella Striscia, secondo il ministero di Hamas, avrebbero causato 20 vittime, tra cui 9 bambini palestinesi, e 65 feriti. Gli israeliani hanno ammesso i bombardamenti a Gaza, ma confermano solo "la morte di 3 terroristi di Hamas". Tel Aviv e varie altre cittadine limitrofe, tra cui Rishon LeZion e Ramat Gan, hanno aperto i rifugi pubblici antimissile a causa della possibilità di nuovi lanci.

Sono poi continuati i feroci scontri davanti e dentro la Moschea di Al Aqsa, luogo sacro per eccellenza a Gerusalemme, dove i palestinesi si riuniscono a pregare. I feriti sarebbero oltre 300. Se, da un lato, l’Egitto ha invitato il braccio militare di Hamas ad abbassare la tensione, dall’altro la Turchia appoggia il presidente palestinese Abu Mazen, che ha definito Israele "Stato terrorista" e promette l’aiuto di Ankara contro le forze occupanti.

Erano mesi che in Cisgiordania non si registravano momenti così alti di violenza e di tensione.

Lungo tutto aprile erano proseguite le schermaglie, soprattutto dopo l’annuncio che sei famiglie palestinesi erano state cacciate dalle loro case a Gerusalemme Est per far posto ai coloni. Mentre il Paese cerca ancora un governo, il primo ministro Benjamin Netanyahu vede che la sua linea dura nei territori occupati rappresenta un ostacolo per Washington e incontra il dissenso di Joe Biden, che ha condannato il lancio dei razzi, invitandolo però personalmente ad abbandonare lo scontro. L’auspicio della Casa Bianca è che Israele possa cercare un dialogo di pace coi palestinesi, che porti a una soluzione con due Stati indipendenti, uno di fianco all’altro.

Il rischio, però, è che questa escalation porti a una vera rivolta capace di incendiare Gerusalemme, innescando addirittura una nuova intifada.

Schermaglie e scontri sono proseguiti anche nella notte, incrementando il numero dei feriti: monta la ribellione dei giovani palestinesi che si battono per arrestare le nuove occupazioni, proprio nell’anniversario della conquista di Gerusalemme nel 1967.

Le autorità palestinesi, di fronte al clima incandescente, avevano cancellato nei giorni scorsi la tornata elettorale attesa da ben 15 anni; mentre Israele sta attraversando un lungo momento di instabilità politica che ha portato a quattro ricorsi alle urne in soli 2 anni. Ma in queste ore la tensione, dopo i morti di ieri, è talmente alta che il comandante delle forze armate israeliane ha ordinato di sospendere immediatamente le più grandi esercitazioni nella storia del Paese, per destinare tutti i soldati al mantenimento dell’ordine pubblico e alla repressione di eventuali focolai di violenza.