Inferno all’ospedale, ecco le strutture nella lista nera: vecchie e senza fondi. Tra le peggiori anche Tivoli

L’allarme della Fiaso: il 30% delle strutture sanitarie costruite tra il 1941 e il 1970. Il Pnrr unica speranza (ridimensionata) di interventi. Il governo promette altre risorse

Roma, 10 dicembre 2023 – Gli ospedali italiani hanno bisogno di investimenti. Come ricorda la Federazione nazionale aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), il 30% degli ospedali italiani è stato costruito fra il 1941 e il 1970; il 20% dal 1901 al 1940; il 6% dal 1801 al 1900; il 10% prima del 1800. La grande speranza per ammodernarli era il Pnrr. Ma anche qui, le attese sono state poi ridimensionate. La Commissione europea ha dato l’ok lo scorso 24 novembre al Piano di revisione del governo italiano. Un ok ai tagli. Le Case di Comunità da realizzare con i fondi europei scendono da 1.450 a 1.038. Riduzioni anche per gli Ospedali di comunità che passano da 400 a 307 e le Centrali Operative territoriali che da 600 scendono a 480.

I vigili del fuoco sul retro dell’ospedale, da dove è partito l’incendio di Tivoli
I vigili del fuoco sul retro dell’ospedale, da dove è partito l’incendio di Tivoli

Il taglio, come ha più volte spiegato il ministero, si è reso necessario sia per l’aumento dei costi sia per le molte difficoltà burocratiche per la realizzazione delle strutture. Il ministero ha assicurato che anche le strutture fuori dal finanziamento e dal timing del Pnrr saranno costruite con altri fondi come ad esempio quelli sull’edilizia sanitaria. Ma di buone intenzioni è lastricato l’inferno: vedremo. Nel piano rimodulato viene poi posticipata di due anni (da fine 2024 a fine 2026) l’operatività di 3.100 nuove apparecchiature diagnostiche e viene poi ridotto da 7.700 a 5.922 il numero di posti letto di terapia intensiva e sub intensiva da realizzare entro giugno 2026. Scendono poi da 109 a 84 gli interventi nelle strutture ospedaliere per di allinearle alle norme antisismiche.

L‘ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli era finito tra i ‘peggiori’, insieme ad altre strutture sanitarie pubbliche, nel monitoraggio del Programma nazionale esiti (Pne) edizione 2023 dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Il lavoro di Agenas ha fotografato la performance degli ospedali del Ssn nel 2022. E proprio l’ospedale di Tivoli era finito tra quelli con indicatori negativi, in particolare nell’area osteomuscolare, nefrologia e chirurgia generale. La struttura tiburtina era quindi stata inserita con altre 8 tra i ‘peggiori’ rispetto alle altre monitorare. Sono ospedali che più volte hanno fatto registrare standard di qualità molto bassi. Insieme al San Giovanni Evangelista: l’Umberto I di Nocera Inferiore, il Luigi Curto di Polla e l’Immacolata di Sapri; il Vittorio Emanuele di Gela e il Cervello di Palermo; Stabilimento Ospedaliero di Sanremo; Ss. Pietro e Paolo di Borgosesia. Ma va anche detto che ben 436 strutture italiane sono risultati ‘non classificabili’, perché hanno avuto un livello di attività così bassa che non è stato possibile valutarle. Probabilmente quindi gli otto non sono i peggiori, anzi.