di Luca Bolognini Il Trono di Spade delle chat. Il mondo della messaggistica istantanea assomiglia sempre di più a quello fantasy e spietato creato da George R. R. Martin, che poi è diventato una delle serie tv più viste di tutti i tempi. Ci sono i Lannister, in questo caso WhatsApp, la famiglia più potente del reame, che però comincia a mostrare i primi segni di cedimento. Contro di loro lottano gli Stark, nel nostro caso Telegram, impegnati a sovvertire le gerarchie. Sullo sfondo si muovono i Targaryan, decisi a imporre un nuovo paradigma, ovvero Signal. Lontani dal cuore del potere, gli esotici Martell, nel nostro caso i cinesi di We Chat, pronti ad...

di Luca Bolognini

Il Trono di Spade delle chat. Il mondo della messaggistica istantanea assomiglia sempre di più a quello fantasy e spietato creato da George R. R. Martin, che poi è diventato una delle serie tv più viste di tutti i tempi. Ci sono i Lannister, in questo caso WhatsApp, la famiglia più potente del reame, che però comincia a mostrare i primi segni di cedimento. Contro di loro lottano gli Stark, nel nostro caso Telegram, impegnati a sovvertire le gerarchie. Sullo sfondo si muovono i Targaryan, decisi a imporre un nuovo paradigma, ovvero Signal. Lontani dal cuore del potere, gli esotici Martell, nel nostro caso i cinesi di We Chat, pronti ad approfittare di qualunque passo falso degli avversari.

La lotta tra Lannister e Stark – ovvero WhatsApp e Telegram – è sicuramente la più accesa ed è quella che può decidere il destino dell’intero reame. La società che Marc Zuckerberg ha comprato nel 2014 per 19,3 miliardi di dollari è incappata in una serie di passi falsi che alla lunga potrebbero metterne in pericolo l’egemonia.

La trappola WhatsApp se l’è confezionata in casa, decidendo di cambiare le regole per la privacy e consentendo di fatto uno scambio di dati maggiore tra la applicazione il cui logo è una cornetta bianca su sfondo verde e Facebook, la casa madre. Molti degli utenti, parliamo di circa 2 miliardi di persone, si sono sentiti traditi e hanno iniziato a virare su Telegram e, in maniera minore, verso altre piattaforme di messaggistica. Una vera e propria rivolta ad Approdo del re, la capitale del regno dei Lannister, in parole povere. Per fermare l’emorragia, WhatsApp ha deciso di posticipare l’accettazione del nuovo regolamento al 15 maggio.

Ma si sa, quando iniziano a sentire l’odore del sangue, i lupi non mollano la presa. E così Telegram ha deciso di cavalcare l’onda e cominciare a implementare una serie di nuove funzioni per tenere alto il numero di download. L’ultima, in ordine di tempo, è la possibilità data agli utenti iPhone e Android di importare su Telegram le conversazioni presenti su WhatsApp. Una mossa decisiva, perché molte persone erano riluttanti a cambiare app proprio per non perdere il prezioso archivio di chat costruito negli anni con i propri contatti. Il servizio, tanto per mascherare un po’ le carte, è stato reso disponibile anche per chi viene da Line e KakaoTalk.

Ma di che numeri parliamo? Da quando è iniziata la guerra delle chat, Telegram ha visto aumentare il proprio numero di iscritti in maniera esponenziale. Nelle ultime due settimane la crescita è stata di 25 milioni di utenti. WhatsApp non ha mai fornito dati riguardanti il numero di clienti che hanno lasciato il servizio, ma il calo di download, secondo il Financial Times, è stato del 14%. Una bella mazzata.

Anche Signal, finanziata massicciamente da un transfuga di WhatsApp in disaccordo con le politiche di Zuckerberg, ha approfittato del privacy-gate. Gli utenti per la app open source (il codice del programma è libero e chiunque lo può consultare e modificare a piacimento) sono aumentati di 8,8 milioni. A dicembre Signal non era nemmeno nella top 1000 delle applicazioni più scaricate. Da diverse settimane è stabilmente nelle 30 più cliccate. Predire chi vincerà questa guerra è impossibile, l’unica certezza è che come nel Trono di Spade, molti dei protagonisti non avranno una vita molto lunga.