6 mag 2022

Tassi, spread e borse: dalla guerra alla crisi

Tonfo di Wall Street, le mosse delle banche centrali creano tensioni. Sono gli effetti collaterali del conflitto in Ucraina. E i prezzi volano

Christine Lagarde (66 anni) è al timone della Banca centrale europea dal 2019
Christine Lagarde (66 anni) è al timone della Banca centrale europea dal 2019
Christine Lagarde (66 anni) è al timone della Banca centrale europea dal 2019

di Elena Comelli

Crolla Wall Street, abbattuta dai venti di crisi e dai timori di una fiammata dell’inflazione. E faticano i titoli di Stato italiani, con lo spread che vola a un soffio da quota 200. Sono gli effetti collaterali della guerra in Ucraina. Ieri il Nasdaq ha perso il 4,99%, nel suo calo più pesante da settembre 2020, il Dow Jones il 3,11%, e anche l’indice S&P 500 ha ceduto il 3,55% aggravando il rosso annuale. La stretta di mezzo punto sui tassi, decisa mercoledì dalla Fed all’unanimità per contrastare l’inflazione (volata in marzo all’8,5% come non accadeva dal 1981), rappresenta l’intervento più ampio da maggio 2000 ma è stata percepita come insufficiente dai mercati. Il tonfo di Wall Street è stato accompagnato da cali più contenuti per le Borse europee (Milano -0,6%), che risentono anche del rialzo dei tassi dell’1% da parte della Bank of England, il quarto consecutivo.

La banca centrale britannica ha messo in guardia sul rischio di recessione, prevedendo allo stesso tempo una volata dei prezzi, con l’inflazione che potrebbe superare il 10%, e dichiarando la sua impotenza: "Non possiamo fare nulla per i problemi di approvvigionamento globale o per i prezzi dell’energia che stanno attualmente spingendo al rialzo l’inflazione". La Bank of England ha tagliato la stima del Pil britannico per il 2023, prevedendo un calo dello 0,25% (contro il +1,25% atteso.

Dopo l’aumento dei tassi deciso da Fed e BoE ora sarà il turno della Bce, che si prepara ad una "sequenza" di rialzi, come ha anticipato ieri il capo economista dll’Eurotower, Philip Lane. Con l’inflazione dell’Eurozona schizzata al 7,5% su base annua a marzo, anche l’istituto di Francoforte è chiamato a serrare le viti della propria politica monetaria, ma l’incertezza del quadro geopolitico e l’andamento dell’economia europea, colpita da un "ristagno de facto", rischiano di complicare non poco il compito dell’Eurotower. Non sarà un direttivo facile quello in programma il 9 giugno. La debolezza del quadro peserà sulle scelte dei guardiani dell’euro, perché, ha rilevato Fabio Panetta, esponente italiano nel direttivo, "un restringimento monetario teso a contenere l’inflazione finirebbe per frenare una crescita già debole". Per questo il suo suggerimento è di "attendere i dati del secondo trimestre per avere un’immagine chiara", prima di agire. Nel primo trimestre la crescita del Pil si è fermata allo 0,2% e in alcune economie, tra cui l’Italia, è scivolata in negativo.

"Questo è il terribile momento dell’instabilità e dell’incertezza": ha riassunto bene la situazione Romano Prodi alla Cattolica di Milano. "La ripartenza era cominciata anche se abbiamo dei seguiti della pandemia, ma questa guerra mette tutto in predicato. Siamo in un momento di sconvolgimenti, l’inflazione era già cominciata ma adesso ha fatto un salto in avanti. Le politiche economiche non sono ancora ben stabilite". Per completare la tempesta perfetta, l’Opec ha deciso un rialzo molto modesto della produzione, aumentando la tensione sul mercato del petrolio. Il greggio paga il timore che il ciclo di rialzo dei tassi avviato dalle banche centrali.

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