di Elena G. Polidori Avevano cominciato gridando "Mastella, Mastella", facendosi beffe del sindaco di Benevento e di chi, con lui, sta cercando di puntellare il governo con i Costruttori. Poi sono passati ad un più incisivo "Conte dimettiti", punteggiato da alcune robuste grida "Bugiardo! Bugiardo!", a sottolineare i passaggi del premier Conte sul Recovery Plan. Ma poi è arrivata lei, Giorgia Meloni. E il bersaglio grosso è diventato un altro. Non più un presidente del Consiglio in cerca disperata di numeri per sopravvivere, ma il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Colui che, secondo il...

di Elena G. Polidori

Avevano cominciato gridando "Mastella, Mastella", facendosi beffe del sindaco di Benevento e di chi, con lui, sta cercando di puntellare il governo con i Costruttori. Poi sono passati ad un più incisivo "Conte dimettiti", punteggiato da alcune robuste grida "Bugiardo! Bugiardo!", a sottolineare i passaggi del premier Conte sul Recovery Plan. Ma poi è arrivata lei, Giorgia Meloni. E il bersaglio grosso è diventato un altro.

Non più un presidente del Consiglio in cerca disperata di numeri per sopravvivere, ma il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Colui che, secondo il centrodestra, "non potrà avallare un governo" che non ha la maggioranza. Per lo stesso motivo, dopo le elezioni del 2018, non venne dato il mandato al centrodestra.

"Le regole valgono per tutti – ha attaccato la Meloni – non solo per il centrodestra". Di qui la richiesta, secca, di ritorno alle urne: "Siamo pronti a governare – scandisce Meloni –, ma non con un Parlamento a maggioranza grillina, non ci accontentiamo di vivacchiare". "Mi sono vergognata – prosegue, riferendosi a Conte – per il mercimonio che lei ha inscenato in quest’aula per dare forza a quella supplica: aiutateci". Grazie ad un massiccio uso del sarcasmo ("Volete volare alto, sì con la Mastella Airlines!") e dell’invettiva ("Voi la Prima Repubblica la fate rimpiangere!"), la Meloni ha stroncato il premier: "Uno sconosciuto uscito dal cilindro di un comico nel 2018". Non solo: "Si è presentato come avvocato del popolo. Avvocato d’ufficio però, perché gli avvocati gli italiani se li scelgono".

"Avvocato Conte – è la stoccata – lei è stato prima populista, poi ortodosso europeista, prima di destra, poi di sinistra, poi di centro, ma anche socialista e liberale. Prima a favore e poi contro l’immigrazione illegale, la Tav, quota 100. Prima amico e poi nemico di Salvini, ma anche di Renzi e pure di Di Maio. Qualsiasi cosa pur di rimanere dov’è". "Lei - continua la Meloni – è perfetto per l’Ue, per i poteri forti, perché è in grado di assumere esattamente la forma che gli chiede il suo mandante: praticamente Barbapapà", è il riferimento al celebre cartone animato. "Il suo barbatrucco – chiude la Meloni – è di presentarsi come quello che vuole ricostruire l’Italia dopo averla distrutta".

A sentire la leader di Fd’I, pare proprio che il centrodestra sia granitico, ma quel passaggio di Conte sulla legge elettorale proporzionale non è affatto passato inosservato dentro FI.

Pochi parlamentari forzisti, ieri, scommettevano sul fatto che, alla fine, si farà una riforma in questa direzione, ma intanto l’amo è stato lanciato. Il primo a capire la mossa di Conte, è stato Matteo Salvini. Che è subito passato al contrattacco: "La legge elettorale... Vabbè, è ufficiale, ormai costui vive su Marte...". Ma a creare scompiglio ci pensato anche la senatrice dell’Udc, Paola Binetti, che è sembrata riaprire la partita di un gruppo responsabile al centro, con dentro Udc, pezzi di FI e di altri partiti: "Conte deve costruire una forza politica coerente, serve un soggetto centrista".