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17 giu 2022

Battaglie e caos, la svolta con Fabo. Ma sull’eutanasia una legge non c’è

Dal pioniere Welby al caso Englaro. Il dj morì nel 2017 in Svizzera con l’aiuto di Cappato, processato e assolto. Suicidio assistito possibile per il sì della Consulta. L’associazione Coscioni: ci siamo di nuovo sostituiti allo Stato

17 giu 2022
ettore colombo
Cronaca
Marco Cappato in Cassazione con le firme per il referendum. A destra, dj Fabo
Marco Cappato in Cassazione con le firme per il referendum
Marco Cappato in Cassazione con le firme per il referendum. A destra, dj Fabo
Marco Cappato in Cassazione con le firme per il referendum

Roma, 17 giugno 2022 - Quella di ieri resterà una data storica. Federico è morto, ma è anche il primo cittadino italiano ad aver chiesto e ottenuto (dopo molto penare) l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Federico si è autosomministrato il farmaco letale con un macchinario apposito, costato 5mila euro, tutto a suo carico: per ottenerlo l’Associazione Luca Coscioni ha lanciato una raccolta fondi. Il via libero definitivo per l’accesso al suicidio assistito era arrivato, finalmente, il 9 febbraio scorso, con il parere sul farmaco e sulle modalità di esecuzione, ma solo dopo quasi due anni dalla prima richiesta alla ASUR Marche e solo dopo una lunga battaglia legale in cui la Luca Coscioni "si è ‘sostituita’ allo Stato nel diritto a morire" come dice il tesoriere Marco Cappato, "e lo farà ancora". Ma per affermare un diritto, quante battaglie. Suicidio assistito, è morto 'Mario': primo caso in Italia Il pioniere della battaglia per l’eutanasia è stato Piergiorgio Welby, giornalista e attivista radicale. Nel 2006, gravemente ammalato di distrofia muscolare, chiese di interrompere le cure che lo tenevano in vita, appellandosi anche all’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma il tribunale di Roma respinse la richiesta dei legali dichiarandola inammissibile proprio per il vuoto legislativo in materia. Il medico anestesista che gli somministrò i sedativi fu indagato (e poi prosciolto) per omicidio del consenziente. Nel 2008, al culmine di una vicenda giudiziaria durata dieci anni, la Corte d’Appello civile di Milano, cui la Cassazione aveva rinviato la decisione, autorizzò l’interruzione dell’idratazione e dell’alimentazione forzata per Eluana Englaro, una giovane di Lecco ridotta in stato vegetativo dal 1992. A chiedere la sospensione delle terapie era il padre della ragazza, Beppe Englaro, contro inutili accanimenti terapeutici. Il sondino le fu staccato il 6 febbraio 2009, a Udine, mentre in Senato si discuteva proprio ...

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