Venezia, 14 maggio 2018 - La bellezza di una sera di maggio a Venezia, ultimo giorno della gita scolastica dall’Alto Adige. Lei, studentessa di 14 anni, è con un gruppo di amiche. Un dopo cena tranquillo, stanno mangiando un gelato in compagnia, la professoressa non è lontana. Che simpatici quei due ragazzi conosciuti poche ore prima. Ma di colpo cambia tutto: scompaiono i sorrisi, i gesti diventano brutali. Fino al tentato stupro. Finisce con una denuncia per violenza sessuale. Non consumata perché la vittima reagisce e riesce a divincolarsi. Alle sue grida, interviene anche un compagno di classe, mentre altre studentesse si erano spaventate e allontanate. L’aggressore e il complice fuggono. Viene informata l’insegnante che accompagna i ragazzi, arriva la polizia.

L’accusato è un quindicenne. Da quel che trapela, gli uomini della squadra mobile sono riusciti a identificarlo anche perché aveva scambiato foto sul telefonino con la vittima. Quando va in scena la tentata violenza il ragazzo non è da solo, un coetaneo fa da palo. Una trappola che sembra non lasciare scampo alla vittima. La ragazzina viene trascinata in un angolo appartato. Siamo alla Giudecca, non lontano dall’ostello dove gli studenti trentini sono alloggiati.
Ora le indagini - svolte nel massimo riserbo anche per il tipo di reato e perché sono coinvolti minorenni – dovranno chiarire meglio quel che è successo. Resta lo choc della giovanissima vittima, che ha avuto il coraggio di ribellarsi alle molestie e si è salvata. Anche se dovrà essere aiutata a superare il trauma. Si sentiva tranquilla, al sicuro. Ma la sua fiducia è stata tradita.

La vicenda si porta dietro una discussione infinita e ciclica, quella sulla sicurezza delle gite scolastiche, soprattutto quando i protagonisti sono minori, la fascia più delicata è sicuramente quella delle scuole medie. Quale dev’essere il confine tra libertà e sorveglianza? Difficile da stabilire.
Sono tanti gli episodi finiti sotto i riflettori della cronaca, che hanno trasformato giornate spensierate, da sempre considerate dagli studenti come un premio, in esperienze dell’orrore. 

Non solo violenze sessuali. Tra gli ultimi casi finiti sotto i riflettori della cronaca: ad aprile a Napoli una studentessa milanese di 17 anni è caduta da una finestra al primo piano dell’albergo dov’era ospitata con la sua classe, in gita scolastica, e si è rotta il bacino. Il fatto è trapelato solo ai primi di maggio. Le indagini hanno poi ricostruito che aveva fumato uno spinello. A maggio 2015 nulla da fare invece per Domenico Maurantonio, studente padovano 19enne che due anni prima, in gita a Milano per l’Expo, era morto precipitando dal quinto piano dell’hotel dove alloggiava con la classe. «Fatto accidentale», ha stabilito l’inchiesta nel 2017.