Stupro di Catania, in carcere due minorenni e un 18enne. La vittima: “Tremavo come una bambina”

La decisione per gli altri 4 membri del branco nelle prossime ore. Uno dei ragazzi è scoppiato a piangere. La drammatica ricostruzione dell’aggressione

Catania, 5 febbraio 2024 - Per i tre minorenni gli indagati per lo stupro della ragazza di 13 anni avvenuto a Catania il 30 gennaio il gip ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere (Mentre la decisione per gli altri quattro indagati è attesa nelle prossime ore). Sono accusati di avere avuto una parte attiva nella violenza sessuale di gruppo. In realtà si è scoperto che uno dei tre è già 18enne e la sua posizione domani sarà trasmessa, per competenza funzionale, alla procura distrettuale.

Oggi davanti al gip c’erano gli indagati, 5 maggiorenni e 2 minorenni, tutti egiziani. Due non hanno risposto alle domande del magistrato, mentre ha continuato a collaborare il giovane che aveva già aiutato gli investigatori a identificare gli altri membri del branco. Quest'ultimo ha ammesso di essere presente nei cui bagni dove è stato commesso lo stupro, ma di non avere preso parte alla violenza. Un quarto ha negato ogni addebito.

Il branco è stato smascherato a più riprese, la stessa vittima ha riconosciuto tre degli aggressori, due dei quali erano i minorenni stupratori. Gli altri sono stati indicati dal fidanzato 17enne e dal componente del gruppo che aveva raccontato l'accaduto a una operatrice della struttura di accoglienza, la quale poi si era rivolta ai magistrati.

"Uno ha reso dichiarazioni, un altro, da quello che ho capito, ha reso dichiarazioni dicendosi estraneo ai fatti, cioè' che si trovava sul posto, ma non ha partecipato", ha svelato il legale di uno dei fermati, l'avvocato Alessandro Fidone. "Hanno sicuramente capito di cosa sono accusati, ma una cosa è capire questo, un'altra è dichiararsi colpevoli o meno".

Durante l'interrogatorio dei 4 maggiorenni uno dei ragazzi è scoppiato a piangere, ma non ha mostrato poi "segni di pentimento" davanti al gip, alla presenza del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e della pm Anna Trinchillo.

Si apprende anche che la Procura per i minorenni, diretta da Carla Santocono, subito dopo avere aperto l'inchiesta ha attivato una rete di sostegno nei confronti della vittima, del suo fidanzato 17enne e dei loro genitori. Inoltre ha attivato l'Azienda sanitaria provinciale per fornire anche supporto psicologico.

“Tremavo come una bambina”

Dagli atti delle due inchieste delle Procure emerge una ricostruzione dei fatti: la coppia è stata prima accerchiata dal gruppo, poi uno di loro ha spinto la ragazzina dentro uno dei bagni dove è avvenuta la violenza. La 13enne ha cercato di opporsi, senza riuscirci. "Tremavo come una bambina", ha testimoniato ai Pm. La tredicenne ha provato a difendersi, riuscendo soltanto a dire "basta, per favore, non lo fare". Poi lo stesso incubo con il secondo violentatore, mentre un terzo indagato guardava da un muretto divisorio. Questi ha sostenuto di essere intervenuto alle grida della giovane, sostenendo di aver detto agli amici di smetterla. Versione però smentita dalla stessa vittima: "Nessuno dei presenti ha detto 'lasciatela stare' o ha cercato di interrompere la violenza". Intanto il fidanzato della tredicenne era bloccato all'esterno, picchiato e minacciato. Alla fine i sette fuggono e i due fidanzatini riescono a raggiungere la strada e a chiedere aiuto ai passanti.