Stupro di Catania, si deve reagire come davanti ai femminicidi

Le ultime vicende di violenza non possono non suscitare una reazione politica, sociale ed educativa contro la logica del possesso della donna

I carabinieri presidiano Caivano
I carabinieri presidiano Caivano

Nella terribile vicenda dello stupro di Catania si intersecano diverse riflessioni oltre alla prima reazione di rabbia e orrore. La prima è legata all’aumento esponenziale di violenze sessuali, Il Ministero degli Interni conteggiava 4.448 denunce nel 2013, diventate 6.291 nel 2022. Gli abusi sessuali condividono un denominatore comune con i femminicidi: il senso di predominio del maschio sulla donna, considerata solo un possesso. Vale perciò tutto quello che abbiamo scritto e letto sull’educazione del maschio quando si parlava di femminicidi. E come nel caso dei femminicidi, lo stupro deve suscitare una reazione politica, sociale ed educativa contro la logica del possesso della donna, su cui non possono esserci distinguo politici.

La seconda riflessione nasce dall’età delle persone coinvolte. Dopo gli stupri di Caivano e Palermo, si è parlato dell’educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole. In realtà gli insegnanti sono già attivi su questo fronte, ma la scuola è disarmata se non si interviene sull’"atmosfera inquinata" del web e dei social, come spiegava monsignor Gianfranco Ravasi intervistato da Guido Bandera su queste pagine alcuni giorni fa. Un’"atmosfera" dove il sesso è confuso con la pornografia estrema, dove la percezione dell’atto sessuale è distorta dalla confusione fra finzione e realtà e diventa pericolosa perché altera la capacità di discernere il bene dal male. La scuola e le famiglie da sole non possono farcela se un’autorità più forte, lo Stato, non interviene con un filtro legale e tecnologico.

La terza riflessione è legata al contesto, alla miseria educativa e sociale in cui oggi in Italia vivono tantissimi ragazzi. Anche su questo l’intervento dello Stato è imprescindibile. Il disagio esiste in tutte le famiglie, che siano native italiane o di origine straniera. Il disagio non giustifica atti come quello di Catania, ma è spesso la miccia di questo mix tremendo che alla fine esplode e rende vittime le persone più indifese. Vittime di una violenza troppo terribile per non meritare una reazione decisa, culturale e politica, ad ogni livello.