Stupro di Catania, don Patriciello: "Violenze non solo in periferia, dilaga la povertà educativa"

Gli abusi su due cuginette al Parco Verde di Caivano indignarono l’Italia, il parroco: ormai succede ovunque. La nazionalità di chi delinque non c’entra”

Padre Maurizio Patriciello, parroco della parrocchia San Paolo apostolo "Parco verde" di Caivano
Padre Maurizio Patriciello, parroco della parrocchia San Paolo apostolo "Parco verde" di Caivano

“Se siamo ancora qui a raccontare casi di violenza brutale, di stupri commessi da minorenni, beh allora vuol dire che noi adulti abbiamo sbagliato, abbiamo deciso di non educare". Don Maurizio Patriciello è il parroco della chiesa di San Paolo Apostolo al Parco Verde di Caivano dove la scorsa estate due cuginette di 12 e 10 anni furono violentante da un "branco" di sette minorenni e due maggiorenni.  Una vicenda scioccante che portò quel quartiere alla ribalta nazionale, tanto da spingere il Governo a una risposta esemplare sia dal punto di vista della repressione che da quella della rigenerazione urbana. Pensavamo che Parco Verde fosse il punto più basso del degrado. Ci siamo sbagliati, Caivano non è un fatto isolato né l’ultimo caso di cronaca. "Quello che è avvenuto a Caivano, e ora a Catania, è la punta di un iceberg. Ci sono al Sud, ma anche al Nord, tante aree in cui sono ammassate povertà sociali che alimentano le povertà educative alla base di queste violenze. Noi facciamo finta di non vedere, di credere che sia un’emergenza limitata solo a pochi e sporadici quartieri. Così ci mettiamo la coscienza a posto".

Minorenni protagonisti dell’orrore. Non è solo Caivano, ma ci sono tante altre Caivano.

"È proprio così. Lo ripeto: tutto ciò che riguarda i minorenni chiama in causa gli adulti, sono loro che devono per primi farsi l’esame di coscienza e domandarsi cosa hanno seminato in questi anni, che cosa hanno insegnato e quale esempio hanno dato. E torna di nuovo alla ribalta il discorso della pornografia online".

Cosa c’entra la pornografia con gli stupri commessi dai minorenni?

"Se bambini di 12, 13i anni, scoprono il sesso in un modo così violento, attraverso i siti porno, disponibili a ogni ora del giorno e della notte, non ci dobbiamo lamentare che il loro metro di paragone sia un sesso vissuto con prepotenza, con brutalità, senza alcuna capacità di distinguere, senza alcun rispetto. Gli stupri sono anche figli di questo. C’è bisogno di un intervento immediato e di una riflessione collettiva sulle soluzioni. Invece siamo mille miglia lontani dal voler affrontare il problema della pornografia e della pedopornografia, lontani dal capire che non riusciamo più a controllare il mondo dei telefonini che è quello nel quale sono immersi i ragazzi che stuprano, e non solo loro. E poi questi ragazzini vissuti in strada hanno, a 12-13 anni, un’età reale ben superiore a quella anagrafica".

Quanto conta il fatto che questi ragazzi siano egiziani, lontani dalla cultura occidentale?

"Mah, non aggiunge nulla. D’altra parte, a Caivano erano tutti italiani. Certo si può riflettere sul fatto che i ragazzi stranieri si aggregano all’interno del loro gruppo etnico e che quindi hanno comportamenti tipici di comunità chiuse, un mondo nel mondo. Ma non direi che i ragazzi egiziani o arabi sono più violenti degli italiani. Dobbiamo riflettere sulla condizione dei minori, sui modelli che gli adulti trasmettono a loro".

C’è un filo rosso che unisce le periferie facendole diventare il terreno di cultura per comportamenti violenti?

"Le periferie sono tutte uguali, e quando la società ha deciso di relegare le fasce più diseredate e povere nelle periferie si creano dei luoghi isolati dove le cose vanno per conto proprio, luoghi di disumanità. E credo che non convenga a nessuno crearli perché è lì che si scatenano istinti primordiali".