di Luca Bolognini Eric Harris e Dylan Klebold, i killer suicidi di Columbine, non avrebbero mai immaginato che il loro culto nero avrebbe fatto breccia anche in Russia. Ma la strage di studenti, l’ennesima nella Federazione in pochi anni, all’università statale di Perm – città addossata agli Urali, che tra gli altri ha dato i natali anche a Sergei Diaghilev, fondatore della leggendaria compagnia di danza dei Balletti russi – ha minato per sempre le certezze dei pochi che continuavano a parlare di episodi isolati. Quello delle sparatorie nelle scuole è di fatto un fenomeno sociale sia negli Stati Uniti che in Russia. La somiglianza delle scene, le scelte iconografiche da parte degli assassini lo dimostrano. Il 18enne studente russo di giurisprudenza che ieri ha aperto il fuoco sui suoi coetanei nel campus era armato di un fucile a pompa e...

di Luca Bolognini

Eric Harris e Dylan Klebold, i killer suicidi di Columbine, non avrebbero mai immaginato che il loro culto nero avrebbe fatto breccia anche in Russia. Ma la strage di studenti, l’ennesima nella Federazione in pochi anni, all’università statale di Perm – città addossata agli Urali, che tra gli altri ha dato i natali anche a Sergei Diaghilev, fondatore della leggendaria compagnia di danza dei Balletti russi – ha minato per sempre le certezze dei pochi che continuavano a parlare di episodi isolati. Quello delle sparatorie nelle scuole è di fatto un fenomeno sociale sia negli Stati Uniti che in Russia.

La somiglianza delle scene, le scelte iconografiche da parte degli assassini lo dimostrano. Il 18enne studente russo di giurisprudenza che ieri ha aperto il fuoco sui suoi coetanei nel campus era armato di un fucile a pompa e indossava maglietta e guanti neri. Un look tragicamente simile proprio a quello di Klebold, il ragazzo americano di 18 anni che massacrò, assieme all’amico Eric, tredici persone nella scuola di Columbine nel 1999.

Secondo le prime notizie, il killer russo, Timur Bekmansurov, ha fatto irruzione nel campus alle 11 di mattina e avrebbe ucciso almeno sei persone e ne avrebbe ferite 28. Il sistema di allarme dell’università non è scattato subito, perché l’addetto alla sicurezza è stato tra i primi a essere centrato dai proiettili. Quando i colpi hanno iniziato a esplodere, si è sparso il panico nel campus, che ospita 13mila persone. In diversi video postati online, si vedono studenti urlare mentre fuggono. In un filmato, dei giovani si lanciano dal secondo piano della scuola per sfuggire alla mattanza. Proprio come Patrick Ireland, uno dei ragazzi che a Columbine si è salvato la vita gettandosi da una finestra. E c’è un frame, estratto dall’impianto di videosorveglianza, particolarmente inquietante: la telecamera inquadra un angolo cieco e riprende una ragazza che, nel tentativo di fuggire, incontra il killer, che sta arrivando dalla direzione opposta, con il fucile spianato. Nel fotogramma successivo la donna è a terra. Il 18enne, dopo aver compiuto la strage, ha tentato di sfuggire all’arresto, ma è stato ferito dalla polizia ed è poi stato preso in custodia. "Ho visto un giovane con una pistola sulle scale. Ho gridato: ‘Gettala’. Ma lui – ha raccontato Konstantin Kalinin, tra i primi agenti intervenuti – si è girato e ha sparato. A quel punto ho risposto al fuoco. L’ho colpito e l’ho soccorso".

Timur sui social, poche ore prima dell’attacco, aveva postato una sua foto armato di tutto punto e alcune frasi che lasciavano pochi dubbi: "Mi odio, ma amo fare male alla gente. Farò di tutto per uccidee più persone possibile. Erano anni che sognavo questo momento".

Il fucile a pompa l’aveva acquistato legalmente lo scorso maggio. Una data significativa, visto che proprio l’11 di quel mese si era appena consumata un’altra sparatoria mortale (sette le vittime) in una scuola di Kazan. Un episodio che potrebbe aver convinto il giovane a mettere in pratica rapidamente il suo piano omicida: subito dopo quella strage, infatti, Putin aveva annunciato che avrebbe alzato da 18 a 21 l’età minima per comprare un’arma da caccia e che avrebbe chiesto test psicologici più stringenti.

Le notizie su quanto stava accadendo a Perm sono arrivate nel bel mezzo di un contestato conteggio elettorale, ma non ci sono – al momento – collegamenti con le elezioni parlamentari, che hanno visto la scontata vittoria di Putin. Il Cremlino ha detto che probabilmente il killer soffriva di disturbi mentali, ma si è rifiutato di fornire altre notizie. Il presidente ha poi espresso il suo dolore parlando di "una grande tragedia".

Le autorità russe in questi ultimi anni hanno reso noto di aver sventato decine di attacchi nelle scuole. Nel febbraio del 2020, i servizi dell’Fsb avevano arrestato due ragazzi di 15 anni, che su diversi siti web avevano fatto apologia di assassini e suicidi. Avrebbero voluto assalire un liceo di Saratov. Nell’ottobre del 2018, un ragazzo di 18 anni uccise 20 persone in una scuola di Kerch, in Crimea. Indossava una maglietta simile a quella che aveva Harris nel giorno della strage. I killer di Columbine, a 22 anni di distanza dalle loro morti, continuano a uccidere e a fare paura anche in Russia.