di Gabriela Garbellini "C’è un corpo che galleggia nell’Adda, a San Pietro di Berbenno". Alle 12.25 di ieri la telefonata di un pescatore mette fine a venti giorni di febbrile ricerca e fa piombare sull’intera Valtellina un nero velo di angoscia. Manca solo l’ufficialità al riconoscimento, ma i resti sulla sponda destra del fiume, sono quelli di Hafsa, la ragazzina di 15 anni, di origini marocchine, che nel pomeriggio del 1° settembre era caduta nell’acqua nel punto in cui il torrente Mallero sfocia...

di Gabriela Garbellini

"C’è un corpo che galleggia nell’Adda, a San Pietro di Berbenno". Alle 12.25 di ieri la telefonata di un pescatore mette fine a venti giorni di febbrile ricerca e fa piombare sull’intera Valtellina un nero velo di angoscia. Manca solo l’ufficialità al riconoscimento, ma i resti sulla sponda destra del fiume, sono quelli di Hafsa, la ragazzina di 15 anni, di origini marocchine, che nel pomeriggio del 1° settembre era caduta nell’acqua nel punto in cui il torrente Mallero sfocia nell’alveo più grande.

Inghiottita nel nulla, alla fine di qualche ora di spensieratezza insieme alla cugina di 19 anni. Non serviranno più le ricerche dei sommozzatori, della protezione civile e dei vigili del fuoco. E finirà anche la pericolosissima battaglia solitaria del padre di Hafsa, che era nel paese d’origine al momento della tragedia e che una volta rientrato in Italia, ogni giorno, quando le squadre di soccorso avevano rallentato le ricerche, perché ritenevano ormai impossibile ripescare la ragazzina viva, aveva preso la sua bicicletta ed era andato in riva al fiume, si era immerso e, un po’ camminando e un po’ nuotando, aveva continuato – da solo – a cercarla, ciottolo a ciottolo, ansa per ansa. Una missione struggente e pericolosissima, dalla quale hanno tutti cercato di farlo desistere. Aveva pacatamente respinto ogni consiglio. "Ho detto ai carabinieri che continuo a cercarla. Ringrazio tutti, sicuramente hanno fatto un buon lavoro ma non sono riusciti a trovare mia figlia. E io non posso smettere di cercarla. So nuotare bene e non voglio correre rischi, ma spero di trovare Hafsa. Ora spero di essere lì quando il fiume la restituirà".

Un desiderio che il destino gli ha negato. Per giorni carabinieri, soccorritori e prefettura avevano provato a distoglierlo da questa missione quasi suicida. Ma lui era lì, nell’acqua, per non perdere quell’ultimo filo di speranza oggi interrotto per sempre. Senza esito sono rimaste purtroppo anche le ricerche "massive" disposte dal prefetto Salvatore Pasquariello. A trovare i resti di Hafsa sono stati due pescatori, piazzati lungo l’Adda, a 500 metri dal ponte della frazione San Pietro di Berbenno di Valtellina. Ieri il padre, che tanto l’ha cercata, è stato chiamato dalle forze dell’ordine. Il riconoscimento ufficiale del corpo non è ancora stato comunicato, ma ha caratteristiche del tutto simili alla descrizione dell’adolescente, anche per quanto l’altezza, e c’è piena compatibilità fra i luoghi della scomparsa e quelli del ritrovamento. Non ci sono, poi, in Valtellina altre denunce di giovani scomparse.