Davide

Rondoni

Rihanna in topless con il simbolo di Ganesh, divinità indù, sull’ombelico ha scatenato reazioni indignate nel mondo indiano. Certo, usare simboli come orpello è sempre segno di banalità. I simboli sono importanti, sono da rispettare e da usare con consapevolezza. In essi si sintetizza il sentire, la cultura e spesso la religiosità profonda di una persona e di un popolo, e quindi usarli con leggerezza è segno di furba banalità. È inevitabile lo scandalo. Il problema non si risolve ma occorre leggerlo con intelligenza e profondità. Il caso di Rihanna non è il primo nella storia del rock e del pop. La guerra è sempre anche di simboli, come sapevano già i Romani, la cui Aquila imperiale segnava i territori. Ma i simboli avanzano anche in modo pacifico, come è stato all’inizio del diffondersi delle prime croci o dei pesci segnati nelle catacombe. Ogni civiltà tende a sostituire i propri simboli a quelli esistenti, a volte sussumendoli al proprio interno. Il rock e il pop, enormi macchine di consumo, comunicazione, cultura e di consenso, sono uno dei campi in cui l’Occidente ha creato una parte della propria simbologia, derivante da visioni della vita segnate dagli idoli come fama, individualismo, droga, collettività catartica. Nel loro campo sono stati assunti, derisi o usati tanti simboli di natura religiosa. Dimostrando, paradossalmente, che senza i simboli religiosi non si vive.