Lunedì 22 Luglio 2024
MARTA
Cronaca

Sfregio alla città martire Putin va a Mariupol ed entra nelle case "Conosciamoci meglio"

Operazione di facciata dello zar: ha visitato solo i pochi quartieri ricostruiti dal Cremlino . Il messaggio al mondo: il Donbass è nostro. Nella regione rapiti migliaia di bambini ucraini

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di Marta

Ottaviani

Il presidente Putin, in meno di 48 ore, ha compiuto due gesti che suonano molto come il marcamento del territorio. Il capo del Cremlino nel giro di due giorni ha visitato dapprima la Crimea e poi la città di Mariupol, che i russi hanno conquistato nel maggio scorso. Da quel momento, la località per gli ucraini è diventata la ‘città martire’, strappata alla madre patria con la violenza, per Mosca il simbolo della continuità territoriale con la Crimea e per questo motivo da difendere a tutti i costi. Si tratta della prima visita nella zona dallo scoppio della guerra.

Quasi una prova di forza, dopo il mandato di cattura internazionale spiccato dalla Corte penale Internazionale. Il presidente russo è arrivato a Mariupol di notte, sulla carta a sorpresa. Con poca fantasia, sul suo percorso ha incontrato solo persone che hanno lodato il suo operato. Con queste, Putin si è mostrato affabile e, dopo aver ricevuto i ringraziamenti da coloro che sono stati trasferiti negli appartamenti già ricostruiti, si è intrattenuto con quelli che ancora attendono un nuovo alloggio, spiegando loro come sarà la nuova Mariupol. "Dobbiamo iniziare a conoscerci meglio", sono state le sue parole. In un video Putin, seduto al posto di guida di una jeep, insieme al vice primo ministro Marat Khusnullin, parla dei piani di ricostruzione della città rasa al suolo dalla Russia. I due discutono della costruzione di un nuovo ospedale a Mariupol. "Ci sarà un’ambulanza e ci saranno tutti i laboratori più moderni", dice Khusnullin. "Andrà tutto bene", risponde Putin.

Il presidente russo è stato accolto, come si poteva immaginare, solo da coloro che hanno salutato con entusiasmo la presa di Mariupol da parte dei russi. La città è stata completamente sventrata dai bombardamenti di Mosca e anche le case che sono rimaste in piedi e che venivano considerate ancora agibili sono state abbattute per fare posto alla nuova città dove ogni traccia di passato ucraino deve essere cancellata. Le alte gerarchie del Cremlino lo dicono da mesi: Mariupol deve rinascere come una città interamente russa. L’aspetto più aberrante di quel ‘interamente’ riguarda le persone. Proprio da Mariupol è stata portata via la maggior parte dei bambini ucraini strappati alle loro famiglie e dati in adozione a genitori russi. Poche settimane fa, alcuni giornali russi hanno pubblicato la notizia che circa 15mila soldati sono stati inviati in loco con le loro famiglie. SI tratta del primo passaggio di una colonizzazione che diventerà sempre più pervasiva se Mariupol rimarrà sotto il controllo di Mosca.

Proprio qui, la scorsa estate centinaia di bambini non hanno fatto le vacanze perché costretti a seguire lezioni supplementari di lingua e cultura russa. Insomma, Putin vuole fare sapere che il Paese c’è ed è compatto, soprattutto al suo elettorato. A corroborare questa narrazione di facciata, c’è un sondaggio diffuso sabato" ben l’86% della popolazione che approvava la scelta.

A sentire la narrazione russa va tutto bene. La realtà è ben diversa. La battaglia di Bakhmut per i russi rischia di risolversi in un avvitamento, nonostante i diversi annunci di Mosca, per la quale la città era già caduta da giorni nelle loro mani. Oggi in Russia arriva Xi Jinping. Una visita a lungo attesa da Putin, che fa molta leva sulla Cina per superare le difficoltà economiche determinate dalle sanzioni. Ma Pechino, che finge di trattare Mosca al suo pari, è pronta a dettare le condizioni per quella che a tutti gli effetti è una sudditanza.