di Luigi Caroppo "Siamo stati abbandonati. Prima, durante e dopo. Non c’è molto da aggiungere. Soli, noi sindaci, i nostri territori, la nostra gente e i turisti, fonte primaria di ripartenza in questo agosto post pandemia". Sono le parole dei sindaci della Maremma durante le ultime ore dell’epilogo del ’terremoto’ techno che ha scosso il confine tra il Lazio e la Toscana. Un lunghissimo ferragosto infuocato, durato sei giorni, che ieri ha visto i primi cittadini di Pitigliano, Giovanni Gentili, di Manciano, Mirco Morini, e di Sorano, Pierandrea Vanni, ancora in campo per evitare che i loro Comuni fossero invasi dai partecipanti al rave viterbese sulla strada del lento...

di Luigi Caroppo

"Siamo stati abbandonati. Prima, durante e dopo. Non c’è molto da aggiungere. Soli, noi sindaci, i nostri territori, la nostra gente e i turisti, fonte primaria di ripartenza in questo agosto post pandemia". Sono le parole dei sindaci della Maremma durante le ultime ore dell’epilogo del ’terremoto’ techno che ha scosso il confine tra il Lazio e la Toscana. Un lunghissimo ferragosto infuocato, durato sei giorni, che ieri ha visto i primi cittadini di Pitigliano, Giovanni Gentili, di Manciano, Mirco Morini, e di Sorano, Pierandrea Vanni, ancora in campo per evitare che i loro Comuni fossero invasi dai partecipanti al rave viterbese sulla strada del lento ritorno a casa. L’immagine più eloquente dell’abbandono è stata scattata proprio durante l’esodo dalla spianata toscolaziale: due sindaci, Vanni e Gentili, insieme a due vigili urbani, a fare da scudi stradali per evitare che camper e auto da Valentano entrassero nei paesi maremmani. "Ci siamo messi lungo la strada provinciale in quattro per farli deviare verso l’Aurelia... e non è stato facile".

Hanno evitato il danno, ma poi per i primi cittadini c’è stata una riunione dal sapore di beffa istituzionale. I tre sindaci, che da subito avevano dato l’allarme sociale per il maxi raduno rave, sono stati invitati a partecipare ad un incontro in prefettura a Grosseto, quando ormai il rave era finito. Il sindaco di Pitigliano non si è presentato inviando una lettera polemica al prefetto Paola Berardino, quelli di Sorano e Manciano hanno partecipato esprimendo "la profonda insoddisfazione per la gestione dell’evento seppur straordinario". La spianata giallonera di grano tagliato e sacchi dei rifiuti non può rimanere solo polemica estiva tra i green pass alle mense aziendali e la tragedia afghana. C’è chi, mette da parte le contrapposizioni, e lancia qualche proposta come il segretario nazionale dell’Anfp, associazione nazionale funzionari di polizia, Enzo Letizia che auspica che "l’intera vicenda faccia riflettere il Governo ed il Parlamento sulla necessità di adottare una specifica normativa in tema rave party introducendo specifici reati per chi li organizza abusivamente o vi partecipa". Le forze dell’ordine hanno identificato oltre tremila persone partecipanti al rave e mille automezzi. "L’area è stata liberata, non c’è più nessuno all’interno", ha sospirato a fine mattinata il sindaco di Valentano, Stefano Bigiotti che ha ringraziato la ministra Lamorgese: "Finalmente è stato ripristinato lo Stato di diritto" ha sottolineato.

L’assessore laziale Alessio D’Amato ha chiesto tamponi per gli abitanti della zona viterbese perché la musica a tutto volume ha cancellato qualsiasi distanziamento. Indignati i gestori di discoteche con i locali ancora chiusi, spettatori di illegalità per diecimila persone: "Disperati e beffati" dice Maurizio Pasca, presidente del Silb, il sindacato dei locali da ballo di Fipe-Confcommercio. Centrodestra, con più sfumature, schierato contro la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. Il leader leghista Salvini ricorda che a Viterbo "è stata annullata la festa di Santa Rosa e poi si consente il rave" e se "hanno scelto di farlo in Italia, vuol dire che c’è qualcosa che non funziona sul versante dei controlli e della sicurezza", la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni chiede le dimissioni e parla di "scempio" e da Forza Italia Licia Ronzulli sottolinea che "lo Stato è mancato".