Cristoforo Colombo nel dipinto del Ghirlandaio (Ansa)
Cristoforo Colombo nel dipinto del Ghirlandaio (Ansa)

Milano, 16 settembre 2021 - Cristoforo Colombo ha scoperto l'America, com'è scritto in tutti i libri di storia. Ma forse non è stato davvero il primo a mettere piede sul mondo nuovo: oltre 150 anni prima della spedizione con le tre caravelle che tutti abbiamo studiato, già si parlava di una "terra situata al di là dell'Oceano Atlantico". La scoperta - si perdoni il gioco di parole - che potrebbe costringere a riscrivere la storia dell'Occidente è contenuta in un'opera inedita medievale, scritta dal domenicano Galvano Fiamma intorno al 1340 e rintracciata grazie a un progetto didattico dell'Università Statale di Milano, cui hanno collaborato numerosi studenti di Lettere. La menzione medievale è stata pubblicata sulla rivista statunitense "Terrae Incognitae" dedicata alla storia delle esplorazioni.

I vichinghi e le saghe norrene

Sui libri di storia la data della scoperta dell'America è scritta senza dubbi: 1492. Ma in realtà nei secoli precedenti erano già state compiute esplorazioni sulle coste settentrionali dell'Atlantico da navigatori vichinghi. Finora però, a parte i racconti semileggendari di alcune saghe norrene, la notizia dell'esistenza di terre al di là dell'Atlantico non era mai stata documentata fuori dalla Scandinavia.

La scoperta della Marckalada

Il progetto che ha portato alla luce la clamorosa menzione medievale è attivo da alcuni anni presso il dipartimento di Studi Letterari Filologici e Linguistici dell'Università Statale di Milano, coordinato dal professore Paolo Chiesa. La menzione milanese si trova nella "Cronica universalis" del domenicano Galvano Fiamma, autore di varie cronache scritte nel periodo visconteo. All'interno di quest'opera, ancora inedita e oggetto di studio da parte del progetto, si trova il riferimento a una terra di nome Marckalada, certo da identificare con quella chiamata Markland nelle saghe norrene.

 

Questa la traduzione italiana del passaggio di Galvano, scritto originariamente in latino: "I marinai che percorrono i mari della Danimarca e della Norvegia dicono che oltre la Norvegia, verso settentrione, si trova l'Islanda. Più oltre c'è un isola detta Grolandia...; e ancora oltre, verso occidente, c'è una terra chiamata Marckalada. Gli abitanti del posto sono dei giganti: lì si trovano edifici di pietre così grosse che nessun uomo sarebbe in grado di metterle in posa, se non grandissimi giganti. Lì crescono alberi verdi e vivono moltissimi animali e uccelli. Però non c'è mai stato nessun marinaio che sia riuscito a sapere con certezza notizie su questa terra e sulle sue caratteristiche". 

Cosa sapevano i marinai genovesi

È probabile che la notizia giunga a Galvano da Genova, città con cui lo scrittore aveva contatti, e che i marinai di cui si parla siano navigatori genovesi che commerciavano con le regioni del nord. L'interesse della scoperta sta nel fatto che riapre una questione lungamente dibattuta, ma sulla quale non vi era nessuna documentazione: se a Genova, prima di Colombo, circolassero informazioni sull'esistenza di terre oltreatlantiche, e se una eventuale notizia, anche vaga, della loro esistenza avesse reso più accettabile il rischio della spedizione del 1492. 

L'opera di Galvano Fiamma

"La menzione dell'America è solo una delle sorprese che riserva la Cronica universalis di Galvano Fiamma - spiega Paolo Chiesa - anche se probabilmente è la più clamorosa. Si tratta di un'opera inedita, sulla quale abbiamo costruito un progetto didattico cui hanno collaborato parecchi studenti con le loro tesi, dividendosi la trascrizione del manoscritto e la resa in pulito del testo. Gli studenti hanno imparato molto da questa esperienza, e hanno ora anche la soddisfazione di vedere che il loro lavoro ha un esito scientifico sorprendente".
La parte del manoscritto contenente la menzione dell'America è stata trascritta da Giulia Greco, ora dottoranda di ricerca presso l'Università di Trento, che racconta: "Il manoscritto è vergato in una scrittura gotica dell'Italia settentrionale, non sempre facile da decifrare. Oltre alla trascrizione della parte del testo che gli era assegnata, ogni studente doveva individuare le fonti impiegate da Galvano per le notizie contenute. Per la frase 'americana', in particolare, non sono state individuate fonti libresche, e si deve perciò credere a Galvano quando dice che riportava informazioni orali".  

Il manoscritto è negli Usa

La prossima tappa della ricerca è la pubblicazione dell'intera "Cronica universalis". Coordina questa parte del lavoro Federica Favero, assegnista di ricerca, che così la descrive: "Il manoscritto dell'opera si trova negli Stati Uniti, ed è di proprietà privata. È stato perciò necessario recarsi sul luogo: il proprietario ci ha autorizzati a fotografare l'intero codice, e abbiamo lavorato sulla base di queste fotografie. Si tratta ora di uniformare le trascrizioni prodotte dalle tesi a uno standard editoriale scientifico, di approfondire i punti oscuri rimasti e di corredare il testo del necessario commento; fatto questo, la 'Cronica universalis' sarà a disposizione di tutti, come merita di essere".