La cerimonia per la proclamazione di 5 nuovi santi in piazza San Pietro (Ansa)
La cerimonia per la proclamazione di 5 nuovi santi in piazza San Pietro (Ansa)

Città del Vaticano, 13 ottobre 2019 - Le nubi che si addensano sul Vaticano per le nuove inchieste su presunti scandali finanziari si sono diradate per qualche ora questa mattina ed è tornato il sereno per la canonizzazione di John Henry Newman, fondatore dell’oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra e di altri quattro nuovi santi. Una cerimonia partecipata da 50mila persone che ha elevato agli onori degli altari, il cardinale che già Benedetto XVI volle beatificare e che Francesco ha definitivamente portato alla santità. Il percorso della canonizzazione di Newman è stato fluido tra i due pontificati ed ha un certo valore, innanzitutto perché Newman era un anglicano che si convertì al cattolicesimo nel 1845. Benedetto XVI, durante il suo regno, ha aperto le porte agli anglicani con un documento storico, l’Anglicanorum coetibus, che consente praticamente ai sacerdoti anglicani (tra cui sposati) di essere inseriti tra le fila del clero cattolico attraverso la costituzione di ordinariati. Francesco, fin dal suo insediamento, ha lascito fare sulla canonizzazione, riconoscendo anche lui in Newman, il teologo della coscienza, un personaggio degno degli altari. Per la canonizzazione anche il Principe di Galles, Carlo, ha scritto un messaggio ricordando che si tratta del primo britannico da oltre quarant’anni a essere proclamato santo ed elogiandolo come grande difensore della fede, lo stesso che vedeva in lui Ratzinger. “Un motivo di festa – ha osservato - non solo nel Regno Unito e non soltanto per i cattolici, ma anche per tutti coloro che hanno a cuore i valori che lo hanno ispirato".

Il principe Carlo accanto al presidente Mattarella in piazza San Pietro (Ansa)

All’epoca di Benedetto XVI la causa veniva vista anche come il tentativo di innalzare una specie di trofeo cattolico mentre il mondo gay la gradiva perché Newman si fece seppellire accanto al suo amico del cuore (sulla salma del cardinale c’è però un giallo, pare non si trovi più). Alla messa l’omelia del Papa è stata incentrata, come naturale, sul Vangelo del giorno ma è facile scorgere messaggi rivolti ad intra e ad extra dello stato pontificio: "Come i lebbrosi anche noi abbiamo bisogno di guarigione, tutti. Abbiamo bisogno di essere risanati dalla sfiducia in noi stessi, nella vita, nel futuro, da molte paure, dai vizi di cui siamo schiavi, da tante chiusure, dipendenze e attaccamenti: al gioco, ai soldi, alla televisione, al cellulare, al giudizio degli altri".

Alle 12, dopo la messa, Francesco ha elevato all’Angelus un appello per la Siria e il Medio Oriente. L’escalation del conflitto al confine tra Turchia e Kurdistan siriano lo preoccupa moltissimo, basta pensare che a Erbil, nel Kurdistan iracheno, da tempo i cristiani attendono una sua visita, auspicatissima ma sempre stata di difficile se non impossibile attuazione, oggi più che mai. Bergoglio si è infine concesso un bagno di folla sconfinando dal Vaticano in Italia. Un modo, forse, anche per lui, di sentire il caldo abbraccio dei fedeli ed evadere per qualche minuto dalle trame vaticane, sempre più fitte dopo che cinque funzionari della segreteria di stato, un presbitero e quattro laici, sono stati sospesi dal lavoro e si indaga su due fronti: un uso quanto meno disinvolto dei fondi del dicastero e la nuova fuga di notizie proprio sulla sospensione dei funzionari. Di fatto, il Vatileaks numero 3. Un commento, eloquente, alla nuova vicenda nebbiosa è arrivato in serata dal ‘ministro’ dei Santi ed ex numero due della Segreteria di stato, il cardinale Angelo Becciu: "All’interno del Vaticano sta venendo meno il senso di appartenenza e di lealtà".