Giovedì 11 Luglio 2024
RITA BARTOLOMEI
Cronaca

Rigopiano sette anni dopo, la mamma di Cecilia Martella: “La mia Ceci si è portata via la gioia del Natale”

All’Aquila ha preso il via il processo d’appello per la strage nel resort ai piedi del Gran Sasso, che alle 16.49 del 18 gennaio 2017 provocò 29 morti. Angela Spezialetti: “Speriamo in un ribaltamento del primo grado”

Rigopiano (Pescara), 14 dicembre 2023 – Rigopiano ormai sette anni dopo. Il 18 gennaio 2017 alle 16.49 la strage nell’hotel ai piedi del Gran Sasso, in Abruzzo - una delle più gravi mai accadute  in montagna -, provocò 29 morti. Alle battute iniziali all’Aquila il processo d’appello. Ammesse in aula solo le parti civili. Ma tanti familiari non rinunciano ad essere presenti. E’ così per Angela Spezialetti, mamma di Cecilia Martella: la figlia aveva 24 anni e faceva l’estetista nel resort.  

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Un’altra tappa, cosa si aspetta?

“Mi auguro che la sentenza di primo grado possa essere rovesciata, come è successo per la scuola di San Giuliano di Puglia”.

Cecilia Martella, morta a 24 anni a Rigopiano, con la mamma Angela Spezialetti
Cecilia Martella, morta a 24 anni a Rigopiano, con la mamma Angela Spezialetti

In primo grado 5 condanne, 25 assoluzioni. Voi mamme siete sempre state in prima linea. Quanto è costato?

“Io lo faccio solo per Cecilia. Glielo devo. Anche se per le udienze dell’Aquila mi hanno detto, inutile che vieni, non ti fanno entrare perché non ti sei costituita parte civile. Ma io ci sarò sempre”.

Cosa significa per lei questa presenza?

“Mettiamola così: se rimanessi a casa, sarebbe come togliere del tempo a Cecilia. Quasi che le dicessi, Ceci non ho neanche cinque minuti per te”.  

Ogni giorno anche sui social voi mamme ricordate momenti e date nella vita dei vostri ragazzi morti a Rigopiano, in un dialogo che non si è mai interrotto.

“Pensiamo a loro in ogni momento, come potrebbe essere diversamente? Come faccio a non pensare che qui da noi, ad Atri, per l’Immacolata si tiene una manifestazione e Cecilia c’era, Cecilia c’era sempre. Quell’anno, il 7 dicembre, prima che succedesse tutto a Rigopiano, siamo stati a cena insieme, perché da noi si fa la nottata”.

Un altro Natale di dolore.

"L’albero non lo faccio più, ce ne occupavamo io e Cecilia. A casa mia non c’è più il presepe, non c’è più il Natale. Ed è così per tutte le mamme, per tutti i papà. Perché Cecilia era molto legata a suo padre, a Marcello. Nemmeno i fratelli vogliono più gli addobbi natalizi”.  

E’ cambiato qualcosa nella cameretta di Cecilia?

“Assolutamente no, è sempre uguale, con tutti i suoi oggetti. E chi glieli tocca? Ci sono i  trucchi, le creme. Adesso si sono rovinati, dopo sette anni”.  

Dopo la strage, ha mai avuto la tentazione di andare via, di lasciare l’Abruzzo?

“No, anche perché dove vai trovi sempre una pecca. E poi Cecilia era molto legata al paese, ad Atri, alle tradizioni. Stava da tutte le parti, come il prezzemolo. Dovunque è andata, ha lasciato un marchio”.  

Sono stati sette anni di battaglie.

“La presenza di tutti, noi familiari delle vittime, è la vera forza che abbiamo”.  

Non vi siete persi per strada.

“No, siamo più che mai uniti. In questi giorni siamo tornati a Rigopiano per sistemare l’albero. Quest’anno è toccato a me, l’ho fatto nello stile di Ceci, brillantinoso. E per l’estate mi auguro che sia pronto il parco della memoria. Perché chi arriva lassù, possa ricordare”.

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