Mercoledì 29 Maggio 2024
RITA BARTOLOMEI
Cronaca

Rigopiano, la valanga e il presagio di Valentina. "Ecco perché scrisse quel messaggio"

Diana Anniballi, mamma dell’infermiera morta nella strage dell’hotel: quelle telefonate con il padre, aveva capito tutto

Rigopiano (Pescara), 23 gennaio 2023 - Quasi una premonizione di quel che sarebbe poi accaduto a Rigopiano. Valentina Cicioni, 32 anni, infermiera romana, una delle 29 vittime dell’hotel sul Gran Sasso, il 18 gennaio 2017, poche ore prima della strage, alle 12:38 scrisse un messaggio a un'amica: "Mai avuto così paura, più che altro per la neve che ci può cadere dalla montagna con le scosse". Poi alle 13:05: "Pamela so' disperata". Infine, un minuto dopo: "Siamo bloccati, impotenti". 

Approfondisci:

Rigopiano: la storia di Alessio, Maria e Fifì. “Il nostro cagnolino, medicina per il dolore”

Rigopiano: la storia di Alessio, Maria e Fifì. “Il nostro cagnolino, medicina per il dolore”
Valentina Cicioni, morta a Rigopiano. A sinistra, i soccorsi al marito Giampaolo Matrone
Valentina Cicioni, morta a Rigopiano. A sinistra, i soccorsi al marito Giampaolo Matrone

"A Rigopiano Valentina aveva capito"

Si commuove la mamma di Valentina, Diana Anniballi, mentre nell’aula del tribunale a Pescara racconta: "Sì, aveva capito quello che stava accadendo. La sera prima aveva parlato al telefono con mio marito. Di fronte a tutta quella neve, ricordo bene che suo padre le aveva chiesto: ma cosa avete dietro? Lei aveva risposto che non si vedeva niente. Allora lui si era preoccupato: vai a chiedere dentro, chiedi che cosa c'è dietro, le ripeteva. Perché pensava: non è che per tutta questa neve arrivano le valanghe... Le aveva messo un po' la pulce nell'orecchio. Quindi lei il giorno dopo era cosciente di questa cosa. Così si era immaginata quello che poteva accadere. Aveva paura". 

Quelle telefonate con il papà Vincenzo

Il marito Vincenzo, poliziotto con una lunga esperienza di sciagure - era già in servizio con il terremoto dell’Irpinia - ricorda tutto di quei momenti: "Con Valentina ci siamo risentiti anche il giorno stesso, il 18 gennaio verso l’una o le due del pomeriggio e ne abbiamo riparlato. Lei era agitata, mi ripeteva: c’è nebbia, non si vede niente. Ricordo di essermi raccomandato, chiedi in giro perché l’unico pericolo vero sono le valanghe. Se siete fuori dalla portata delle valanghe siete salvi".

Le parole dell'avvocato Wania Della Vigna

Ecco cos’erano gli ospiti e i dipendenti di Rigopiano, "prigionieri che nessuno andò a salvare", è la sintesi di Wania Della Vigna, avvocato che assiste la famiglia di Sara Angelozzi, che era in vacanza nel resort con il marito Claudio Baldini: sono morti entrambi. Legale con un’esperienza vastissima di disastri e terremoti, confida: "Quello che mi porterò nel cuore sono i messaggi delle persone rimaste intrappolate nell’hotel. Non potrò mai dimenticarli".

La foto davanti al camino

"Al sopraggiungere della valanga, dai ricordi del marito, Valentina era seduta davanti al camino", è l’annotazione fissata nelle carte dell’inchiesta. E allora torna in mente la foto inviata da Silvana Angeluccila parrucchiera di Castel Frentano, rimasta uccisa con il marito Luciano Caporale -, a neanche due ore dalla tragedia. Davanti al camino acceso, ecco Valentina con il marito Giampaolo Matrone, scampato e messo in salvo dopo aver trascorso 62 ore in quella tomba di ghiaccio. Il quinto nella foto è Tobia foresta, in piedi con il cellulare in mano: anche lui morirà nell’hotel con la moglie Bianca Iudicone. 

Diana Anniballi nel giorno del sesto anniversario arriva in tribunale di corsa e poi cerca il suo spazio sulla ringhiera che divide l’area destinata al pubblico dallo spazio per gli avvocati, un piccolo esercito. Stende anche lei come gli altri la sua maglietta, sopra c’è il volto bello di Valentina, "me lo dicevano tutti, siete due gocce d’acqua. E oggi sua figlia Gaia è identica a lei e parla con la stessa voce, mi ripetono le persone". Sistema la t-shirt bianca con cura, la punta con due mollette da bucato, dice: "Per la fretta mi sono dimenticata la gruccia in auto". Ecco, questi gesti tramandano la memoria e sono come una barriera al dolore che è un compagno inseparabile. Poi, di colpo, gli occhi si velano di lacrime, la voce strozzata: "Noi siamo condannati all’ergastolo, aspettiamo giustizia".