Giovedì 18 Aprile 2024

Rigopiano 6 anni dopo. Papà Mario, il 'cucciolo' Golia e le parole che spezzano il cuore

Verso la sentenza al processo per la valanga che il 18 gennaio 2017 provocò 29 vittime. Un padre: "Chi ha sbagliato deve cambiare mestiere"

Rigopiano (Pescara), 15 gennaio 2023 - Golia, il pastore abruzzese di Rigopiano, oggi ha sei anni. Sei anni come la strage e l’inchiesta per la valanga killer che il 18 gennaio 2017 travolse l’hotel ai piedi del Gran Sasso e si portò via 29 vite. Anzi 29 angeli, quella è la parola che hanno sempre usato i familiari. 

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Mario Tinari con Golia
Mario Tinari con Golia

Golia, il pastore abruzzese di Rigopiano

Mario Tinari ha adottato Golia per amore della figlia Jessica, rimasta uccisa a Rigopiano con il fidanzato. Una vacanza d’amore finita in tragedia. Erano solo due ragazzi, 24 anni lei e 26 lui. 

Golia oggi è un gigante: nato il 4 dicembre 2016, poco più di un mese prima della strage, e immortalato in un video che fece il giro del web, con i vigili del fuoco che cinque giorni dopo la valanga presentarono al mondo i cuccioli scampati al disastro. E subito quell’immagine divenne un segno di speranza, mentre tutta Italia rimaneva incollata alle notizie e agli aggiornamenti di un calvario, le famiglie nell’attesa angosciosa e le vittime estratte da quella tomba di ghiaccio grazie a un lavoro eroico dei soccorritori.

Rigopiano, verso la sentenza

A febbraio è attesa la sentenza sul disastro di Rigopiano. Signor Tinari, che cosa si aspetta? Un momento di silenzio al telefono, la voce calma e pensierosa come sempre: "Chi ha sbagliato deve cambiare mestiere, non si deve più occupare della cosa pubblica. Perché ha dimostrato di non essere in grado. E questo dovrebbe essere di esempio anche per altri processi dove sono coinvolti amministratori. Quel compito è troppo importante. Mi chiedo sempre cosa avrebbe detto Jessica, lei che era così onesta. Aveva una grande passione politica ma voleva che le cose fossero trasparenti".

"Ecco la frase che mi ha spezzato il cuore"

Mario Tinari è nel comitato vittime di Rigopiano che fin dall’inizio ha seguito con dedizione assoluta gli sviluppi dell’inchiesta. Di tutto quello che è stato detto - e intercettato - in quei giorni, qual è la frase che l’ha ferita di più? Non ci deve pensare, la risposta è istintiva. "Stanno dentro all’albergo di lusso, al caldo. Ecco queste sono le parole che mi hanno ferito davvero".  Già, e subito dopo viene in mente il video di Silvana Angelucci, la parrucchiera di Castel Frentano (Chieti) morta con il marito Luciano Caporale. Le ultime immagini spedite ai figli, l’ultimo ricordo. Lei a filmare le auto in coda pronte a partire. Solo che nessuno arrivò a liberare la strada provinciale, diventata un muro di neve e una trappola mortale.