di Viviana Ponchia Per evitare delusioni, più o meno tutti ci siamo condannati alla legge di Murphy e ai suoi corollari: se qualcosa può andare storto, lo farà. Niente è facile come sembra. Lasciate a loro stesse le cose tendono ad andare di male in peggio. Eccetera eccetera, in un crescendo di sconforto che non dà alla vita la possibilità di sorprenderci felicemente o di farci cambiare idea sulla malignità del destino. Ecco invece una storia che dimostra quanto in fondo il caso possa volerci bene. Seguita da un’altra storia (qui a fianco) che ci invita a essere elastici...

di Viviana Ponchia

Per evitare delusioni, più o meno tutti ci siamo condannati alla legge di Murphy e ai suoi corollari: se qualcosa può andare storto, lo farà. Niente è facile come sembra. Lasciate a loro stesse le cose tendono ad andare di male in peggio. Eccetera eccetera, in un crescendo di sconforto che non dà alla vita la possibilità di sorprenderci felicemente o di farci cambiare idea sulla malignità del destino. Ecco invece una storia che dimostra quanto in fondo il caso possa volerci bene. Seguita da un’altra storia (qui a fianco) che ci invita a essere elastici sulle convinzioni, perché basta poco per saltare dall’altra parte della barricata. Se si lascia il timone alla sorte, alla fine nessuno si fa male. E quello che chiamiamo miracolo può fare arrossire il più convinto dei disfattisti.

Nel primo esempio – didascalico in quanto rivolto a pessimisti incalliti – troviamo un maniero e un tesoro. Soldi spuntati dal nulla, senza muovere un dito, senza mal di pancia. Il cielo benevolo ci conosce, sa come impressionarci. Per rovesciare i cliché che la vogliono cieca e senza cuore nel primo caso la fortuna poteva anche scegliere casa vostra, non le costava niente e non è detto che non ci ripensi. Un muro, un nascondiglio sotto al parquet si trovano dappertutto. Ma siccome c’era bisogno di essere espliciti, si è concentrata su un castelletto nel Finistère. Precisamente a Plozévet, vicino a Quimper, profonda Bretagna. Qui una coppia di sessantenni combatteva con coraggio per la ristrutturazione di una vecchia casa, battaglia che si sa quando inizia e mai quando finisce tra il budget che si impenna e l’operaio che rema contro. Insomma la scena perfetta per il catastrofismo di Murphy.

Ogni soluzione genera nuovi problemi, avvertiva l’ingegnere in un altro suo celebre assioma. E invece un giorno il destino ha deciso di chiudergli la bocca. "Viens et vois", "viens et vois". Uno degli artigiani si è messo a gridare come se gli fosse caduta una trave in testa (visione di Murphy) mostrando l’impensabile al signor François Mion, il proprietario: nell’intercapedine di una parete c’era una scatola di metallo piena di monete d’oro. E non fosse bastato, qualche giorno dopo sopra una trave è spuntata una borsa con un secondo lotto. Duecentotrentanove pezzi in tutto, coniati durante i regni di Luigi XIII e Luigi XIV. Tra cui un Louis d’or e un doppio Louis d’or del 1646 valutato da solo 15 mila euro (non bisogna essere esperti numismatici per valutare il livello di entusiasmo in famiglia, per sempre grata al ricco sconosciuto che non si fidava delle banche).

La casa d’aste Ivoire Angers metterà tutto all’incanto alla fine di settembre per una vendita stimata fra i 250 mila e i 300 mila euro, da dividere a metà fra i proprietari e i tre manovali, come impone la legge in vigore dal luglio 2016. Restauri pagati, tutti contenti e noi per primi, adesso autorizzati a credere di essere i prossimi.