La stazione di Cadè e l’imbocco  del sottopassaggio
La stazione di Cadè e l’imbocco del sottopassaggio

Reggio Emilia, 14 ottobre 2014 - Treni carichi di promesse non mantenute, di paradossi e di soldi sprecati. Sono quelli che sfrecciano, da dodici anni, davanti alla stazione ferroviaria di Cadè, frazione di Reggio sulla via Emilia. Qui i convogli diretti a Milano e a Bologna caricano solo i fantasmi di un passato in cui, tutte le mattine i pendolari andavano all’imponente edificio rosso. Pendolari che, secondo le Ferrovie dello Stato, erano però troppo pochi, così come troppo piccolo era il paesino servito. Dunque, si è chiesto qualcuno, perché far fermare i treni e perdere minuti? Così nel 2002 è stato deciso di sospendere la fermata, non più considerata strategica. Residenti e pendolari sono insorti, raccogliendo un migliaio di firme.

E il Comune ha tentato una mediazione con Rfi – società controllata da Ferrovie che gestisce stazioni e fermate – ma tutto ciò non è bastato a rivedere la decisione. La stazione di Cadè, tuttavia, non era stata chiusa ufficialmente. Già nel 2002 i convogli la bypassavano ma, in vista di un suo possibile reimpiego, è stato varato un progetto per la messa in sicurezza (così come per altre località). L’intervento prevedeva marciapiedi più alti e lunghi, ascensori e anche un sottopassaggio. Soltanto di quest’ultima infrastruttura, tuttavia, è stata avviata la costruzione. Ma i lavori sono rimasti incompleti. A un certo punto, infatti, nel 2004, le Ferrovie hanno deciso di stoppare qualsiasi ipotesi di riattivazione della fermata. E anche di sospendere le opere avviate sul sottopassaggio. «Una scelta presa in modo responsabile – si difendono oggi da Rfi – alla luce della decisione di non far fermare più i treni. Proseguire con il cantiere non avrebbe avuto più senso».

Nel 2003 Pierluigi Castagnetti, allora deputato della Margherita, aveva presentato sul caso un’interrogazione scritta al ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi. E anche cinque anni fa il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Matteo Olivieri aveva depositato un’interpellanza in Comune per sapere se la stazione sarebbe stata riaperta. «A oggi non risulta che ci siano progetti in tal senso», dice Rfi. Resta lo spreco di denaro che, a qualche residente con la memoria buona, e privato della possibilità di utilizzare la fermata vicino a casa, non è sfuggito. Le cifre? Da Trenitalia fanno sapere che, a distanza di tanti anni, non è possibile quantificarle. Resta quel palazzone rosso, che comprende anche l’alloggio per il personale delle Ferrovie: le imposte sono serrate, le porte chiuse da un lucchetto, il grande parcheggio è vuoto. Così, oggi, a scendere le scale del sottopassaggio ci provano le uniche presenze stabili: le erbe rampicanti lasciate da tempo incolte.