Martedì 28 Maggio 2024
Francesco Vecchi
Cronaca

Facevano rapine per crisi, condannati a 16 anni di carcere

I tre hanno firmato sei colpi, in sale giochi e supermercati

Le armi ritrovate (FotoFiocchi)

Le armi ritrovate (FotoFiocchi)

 

Modena, 11 dicembre 2014  - Ieri rapinatori ‘per crisi’, ora condannati con il rito abbreviato a 16 anni di carcere in tre. In mezzo passano ‘appena’ un anno e sei mesi. È stata breve la carriera della banda dedita alle rapine composta da Federico Aravecchia, 32enne originario di Sassuolo ma residente a Castellarano, Alfred Plepci, 28enne albanese, e Giuseppe Farella, 48enne di Avellino e residente sempre a Sassuolo. Nel periodo gennaio-maggio 2013 il gruppo è riuscito a ‘firmare’ sei colpi sparsi tra la nostra provincia e quella di Reggio Emilia, prima delle manette fatte scattare dai carabinieri di Modena. Farella e Aravecchia sono stati condannati a sei anni l’uno, Plepci, invece, a quattro. Ma per tutti e tre, come detto, si trattava di rito abbreviato e dunque con lo sconto di pena. Condanne che si differenziano di poco dalle richieste avanzate dal pm Lucia De Santis, giusto una questione di mesi. I tre erano accusati di rappina aggravata e tentato omicidio in concorso.

La vicenda di Aravecchia, Farella e Plepci comincia grosso modo nel novembre del 2011 a San Giovanni in Persiceto (Bologna), quando viene rubato un fucile (poi custodito da Plepci), che si andrà a ad aggiungere a una pistola con matricola abrasa e due scacciacani. L’arsenale della banda, in sostanza. Le rapine sono racchiuse in cinque mesi (appunto gennaio-maggio 2013) e portano a Modena per due volte, sempre il Conad di via Formigina, due a Ubersetto di Formigine, nella sala giochi ‘Play Slot 777’, una al Conad di Vignola ed infine a Castellarano, dentro alla sala giochi ‘Imperial’.

Colpisce, nel modus operandi, il fatto di tornare in lughi già rapinati. Il fatto che aggrava notevolmente la posizione dei componenti della banda avviene il 30 maggio 2013 nella sala giochi ‘Play Slot’, appunto a Ubersetto. Difatti in quell’occasione parte un colpo di pistola, sparato stando a quanto ricostuito da Aravecchia, in direzione del titolare dell’attività, un cinese, che si era messo a rincorrere i rapinatori dopo il colpo. Il proiettile non centra per un soffio il titolare della ‘Play Slot’ e i tre vengono accusati anche di tentato omicidio. La storia dei tre rapinatori ha poi un’altra peculiarità, ovvero le giustificazione data agli inquirenti che chiedevano il perché delle rapine. Sostanzialmente, hanno spiegato i carabinieri dopo gli arresti, Aravecchia, Plepci e Farella, hanno deciso di impugnare armi e compiere rapine (per un bottio complessivo di 25mila euro) a causa della crisi.

L’identikit racconta una situazione di lavori saltuari, nessun precedente penale e, soprattutto, disoccupazione. Il solo Farella nel periodo dei sei colpi è risultato avere un’occupazione. Per quel che riguarda le indagini, fondamentali sono state le testimonianze di alcuni testimoni, nel fornire colore, modello e targa delle auto utilizate durante le rapine. Particolare che ha portato i carabinieri di Modena (insieme ai colleghi di Formigine e Sassuolo) a risalire subito all’identità di Farella e Plepci. Dentro l’abitazione di Aravecchia, invece, sono spuntati fuori indumenti utilizzati nel corso dei colpi.