Marina Terragni anomalia è tutta italiana. Da anni le piazze antiviolenza monopolizzate da un movimento, Non Una di Meno, che fatta salva la canonica lotta contro il femminicidio, propugna strambi obiettivi. Tipo la depenalizzazione dello sfruttamento di prostituzione e la regolarizzazione del cosiddetto "sex work" (alimentando la tratta, come è successo in Germania). Un...

Marina

Terragni

anomalia è tutta italiana. Da anni le piazze antiviolenza monopolizzate da un movimento, Non Una di Meno, che fatta salva la canonica lotta contro il femminicidio, propugna strambi obiettivi. Tipo la depenalizzazione dello sfruttamento di prostituzione e la regolarizzazione del cosiddetto "sex work" (alimentando la tratta, come è successo in Germania).

Un (trans)femminismo che sostiene le ragioni dei macrò, ragioni a cui la Corte Costituzionale ha rinnovato il suo picche nell’ambito del processo sulle "cene eleganti" a Gianpaolo Tarantini, ribadendo che la prostituzione non è mai un atto libero.

Dopo anni di questo andazzo, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne è quindi necessario tornare a ribadire ovvietà rivoluzionarie che Non Una di Meno sembra trascurare. Tipo: la prostituzione è stupro a pagamento. L’utero in affitto è violenza sulle donne e sui bambini. Comprare ovociti da ragazze povere è violenza. Gli ormoni per bloccare la pubertà di bambine-i "non conformi" e avviarli alla transizione – in Italia si fa – sono violenza. I corpi maschili negli sport femminili – senza alcun intervento medico, ha deciso il Cio – sono violenza. Gli uomini nelle carceri femminili – Gran Bretagna, California, Washington, Canada – sono violenza. È violenza chiedere alle donne di rinunciare a dirsi donne e nominarsi "corpi con vagina" (The Lancet) per essere più "inclusive"; considerare l’essere donna una "performance" aperta a tutti; ricorrere alla falsa scienza dell’alienazione parentale (PAS) per togliere i figli alle madri nelle cause di affidamento; impedire l’insegnamento alle docenti critiche dell’identità di genere.

Sono alcuni temi della cospicua agenda per il presidio indetto dalla Rete per l’Inviolabilità del Corpo Femminile, che riunisce molti gruppi e associazioni. Sabato 27 novembre, 14.30, San Babila, Milano. E Milano è una piazza che conta.