Michele Prestipino, 63 anni, nominato nel marzo 2020 procuratore di Roma
Michele Prestipino, 63 anni, nominato nel marzo 2020 procuratore di Roma
Si riapre la partita della procura di Roma. Il Tar del Lazio ha infatti accolto i ricorsi contro la nomina di Michele Prestipino presentati dal procuratore generale di Firenze Marcello Viola e dal procuratore di Palermo Franco Lo Voi. Respinto invece il ricorso del procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo. Per Palazzo dei Marescialli è una ferita che si riapre, perché proprio le intercettazioni delle riunioni per decidere il successore di Pignatone come capo dei pm romani fece...

Si riapre la partita della procura di Roma. Il Tar del Lazio ha infatti accolto i ricorsi contro la nomina di Michele Prestipino presentati dal procuratore generale di Firenze Marcello Viola e dal procuratore di Palermo Franco Lo Voi. Respinto invece il ricorso del procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo.

Per Palazzo dei Marescialli è una ferita che si riapre, perché proprio le intercettazioni delle riunioni per decidere il successore di Pignatone come capo dei pm romani fece emergere, due anni fa, lo "scandalo della nomine" ai vertici degli uffici giudiziari. La procedura già in corso venne azzerata e ripetuta. Viola non prese parte alla corsa. E prevalse Prestipino, braccio destro di Pignatone e già reggente della procura più grande d’Italia, su Lo Voi (al ballottaggio) e sul procuratore di Firenze Creazzo. Secondo il Tar, nel caso di Viola mancava la motivazione per escluderlo. Il suo nome fu avanzato a maggioranza dalla commissione per gli incarichi direttivi del Csm, ponendolo come favorito per la decisione finale del plenum. Ma poi emersero le intercettazioni sul risiko delle procure, con il nome di Viola dato in pole all’insaputa del diretto interessato, e quella selezione fu azzerata. Si ricominciò dalla audizioni dei candidati, e prevalse un’altra rosa. Per il Tar però non risulta negli atti una motivazione per la sua esclusione.

I giudici spiegano che "quest’ultimo, in audizione, si era dichiarato parte offesa e che, oggettivamente dalla ‘lettura delle intercettazioni’ emergeva tale qualità di parte offesa rispetto alle ‘macchinazioni o aspirazioni di altri’".

Ne consegue che la revoca della proposta del 23 maggio 2019 secondo il Tar appare priva di motivazione, visto che non ci sono "elementi oggettivamente riscontrabili a suo carico". Quanto invece al reclamo del procuratore di Palermo, il Tar ragiona sui punti a favore dei candidati, Lo Voi con esperienza nella lotta alla mafia, Prestipino contro la ‘ndrangheta. Uno capo di un ufficio, l’altro reggente dell’ufficio per cui si concorreva. E alla fine i giudici spiegano: "è chiaro che la presenza nel medesimo Ufficio in conferimento agevola colui che ne deve stilare un progetto (ri)organizzativo; in tal caso, la motivazione, più che soffermarsi sui punti salienti di tale progetto, dovrebbe evidenziare gli specifici profili recessivi del progetto dell’altro aspirante, ma ciò non risulta effettuato a sufficienza nel caso di specie".