di Antonio Troise Il dossier giustizia sarà fra i primi sul tavolo del presidente del Consiglio Mario Draghi. Lo ha fatto capire, chiaramente, nel suo discorso a Palazzo Madama. Ma lo ha ripetuto con forza anche nei confronti che ha avuto con i leader della nuova maggioranza di unità nazionale. Si partirà, però, dalla giustizia civile. Non a caso Draghi ha ricordato le "Country Specific Recommendations indirizzate da Bruxelles al nostro Paese negli anni 2019 e 2020". L’Italia è da sempre considerata una "pecora nera" in Europa in questo settore, una "worst practice". E poi perché Draghi sa benissimo che è una delle tradizionali...

di Antonio Troise

Il dossier giustizia sarà fra i primi sul tavolo del presidente del Consiglio Mario Draghi. Lo ha fatto capire, chiaramente, nel suo discorso a Palazzo Madama. Ma lo ha ripetuto con forza anche nei confronti che ha avuto con i leader della nuova maggioranza di unità nazionale. Si partirà, però, dalla giustizia civile. Non a caso Draghi ha ricordato le "Country Specific Recommendations indirizzate da Bruxelles al nostro Paese negli anni 2019 e 2020". L’Italia è da sempre considerata una "pecora nera" in Europa in questo settore, una "worst practice". E poi perché Draghi sa benissimo che è una delle tradizionali palle al piede del nostro Paese è proprio, con i suoi ritardi e la valanga di processi pendenti, oltre 3 milioni e mezzo solo nel settore penale. Con una durata media che supera abbondantemente i 367 giorni. Non basta.

La riforma della giustizia è entrata anche nel menu degli interventi previsti nell’ambito del Recovery Fund con tanto di risorse già appostate. E l’arrivo sulla poltrona di Guardasigilli della prima donna a presiedere la Consulta, Marta Cartabia, dovrebbe imprimere una forte accelerazione alla riforma. Due, in particolare, potrebbero essere i filoni di intervento. Da una parte lo snellimento delle procedure, con la semplificazione del corpo normativo e lo sviluppo di tutti gli strumenti giudiziari necessari per spostare una parte considerevole dei processi al di fuori delle aule dei tribunali. Dall’altro, un massiccio impiego di risorse (anche economiche) per aumentare gli organici giudiziari, per sviluppare il processo telematico, spingere sul terreno della digitalizzazione e della formazione professionale.

Si partirà, ovviamente, dai progetti di riforma già presentati in Parlamento e che, nelle intenzioni del precedente esecutivo, avrebbero dovuti essere trasformati in decreti. Ma non sono esclusi ulteriori interventi per razionalizzare e semplificare l’attuale quadro normativo. Come ad esempio, l’eliminazione della mediazione obbligatoria o dell’atto di citazione. Mentre potrebbe essere potenziata la negoziazione assistita per favorire la risoluzione delle vertenze giudiziarie e arrivare così a un drastico taglio delle liti pendenti. Un lavoro, insomma, molto articolato e complesso che Draghi vorrà seguire da vicino. È anche per questo che la guida del ministero della Giustizia è stata affidata a "tecnici" e non a esponenti politici.

Molto più complesso, invece, il percorso di riforma della giustizia penale che, probabilmente, sarà rinviato in una seconda fase. Troppo complesso trovare, infatti, una linea di mediazione sui tempi per la prescrizione. Un cavallo di battaglia dei Cinquestelle che i nuovi alleati del centrodestra, dalla Lega a Forza Italia, difficilmente potranno digerire. Così come saranno in salita, anche per Draghi, gli interventi per riformare il Csm o per fissare nuovi paletti per l’ingresso dei magistrati in politica. Per non parlare, poi, dell’annoso tema della separazione delle carriere. Un terreno che è già costata la poltrona a Conte (costretto a dimettersi proprio per evitare il voto sulla relazione di Bonafede). E che potrebbe diventare estremamente scivoloso anche per Super Mario.