Guardia di finanza
Guardia di finanza

Chieti, 27 ottobre 2020 - Un'inchiesta della magistratura sconvolge oggi oggi la sanità abruzzese, quella di Chieti in particolare. Due imprenditori che operano nel settore della distribuzione di apparati medicali per multinazionali, un agente di commercio e il primario della Cardiochirurgia dell'ospedale di Chieti, il professor Gabriele Di Giammarco, già interdetto nell'ambito di un'altra inchiesta, sono stati arrestati. Ad ulteriori 2 medici è stata notificata la misura interdittiva della sospensione temporanea per 12 mesi dalla professione sanitaria.

I quattro indagati (residenti in Abruzzo e nelle Marche) sono stati posti agli arresti domiciliari oggi dalla Guardia di Finanza di Chieti nell'ambito di un'inchiesta della Procura della Repubblica di Chieti per frode in forniture e approvvigionamento di protesi cardiache e altri dispositivi medicali da parte dell'Asl di Chieti per conto della Cardiochirurgia. Le accuse a vario titolo vanno dalla corruzione alla turbativa d'asta, dal falso all'omicidio colposo per la mkorte di un paziente.

Le accuse

L'inchiesta ha accertato il consumo anomalo di protesi cardiache e di altri dispositivi medici che venivano approvvigionati dall'Asl 2 Chieti - socndo l'assunto accusatorio - al di fuori di qualsiasi procedura di evidenza pubblica, a prezzi più elevati rispetto ad altre aziende sanitarie e che venivano lasciati inutilizzati, lasciati scadere o sperperati di proposito, per fare lievitare il volume degli acquisti dell'Asl e dunque i guadagni delle imprese fornitrici. (tutto questo secondo le accuse).

Il primario

Le successive indagini sono state condotte anche attraverso l'utilizzo di intercettazioni telefoniche, ambientali e riprese video. Secondo la procura di Chieti sarebbe esistito un articolato fenomeno di corruzione sistemica che sarebbe stato posto in essere proprio dal primario di quel reparto sin dal 2011, attraverso la predisposizione di richieste di acquisto di protesi cardiache attestandone la necessità e l'urgenza mediante false dichiarazioni di infungibilità del prodotto, così inducendo l'azienda sanitaria al loro costante approvvigionamento mediante procedura negoziata (fuori bando di gara) e in conto deposito nell'arco di diversi anni.