I socorsi a Leonardo Acquaviva il giorno dell’incidente; sopra, il bimbo
I socorsi a Leonardo Acquaviva il giorno dell’incidente; sopra, il bimbo
di Mario Consani Per la giustizia, un anno di condanna con pena sospesa. È la sanzione inflitta dal giudice di primo grado a una delle due maestre di Leo, il bimbo di cinque anni e mezzo precipitato nella tromba delle scale della scuola elementare Pirelli, periferia nord della metropoli, nell’ottobre 2019. L’insegnante di italiano, 43 anni, risponde di omicidio colposo insieme a una seconda maestra della classe e alla bidella. Il gup Elisabetta Meyer ieri ha accolto la richiesta di pena avanzata dal pm Maria Letizia Mocciaro nel processo con rito abbreviato, mentre ha rinviato a giudizio la seconda docente (che ha scelto il...

di Mario Consani

Per la giustizia, un anno di condanna con pena sospesa. È la sanzione inflitta dal giudice di primo grado a una delle due maestre di Leo, il bimbo di cinque anni e mezzo precipitato nella tromba delle scale della scuola elementare Pirelli, periferia nord della metropoli, nell’ottobre 2019. L’insegnante di italiano, 43 anni, risponde di omicidio colposo insieme a una seconda maestra della classe e alla bidella. Il gup Elisabetta Meyer ieri ha accolto la richiesta di pena avanzata dal pm Maria Letizia Mocciaro nel processo con rito abbreviato, mentre ha rinviato a giudizio la seconda docente (che ha scelto il rito ordinario) e ha accolto la richiesta di patteggiamento a 2 anni avanzata dalla bidella.

Era la mattina del 18 ottobre di due anni fa, quando il piccolo Leonardo Acquaviva, tornando in classe da solo dopo essere stato alla toilette, salì su una sedia con rotelle abbandonata nel corridoio (dove non doveva stare), si sporse dalla ringhiera e precipitò nella tromba delle scale. Non aveva ancora compiuto sei anni, morì dopo pochi giorni di agonia. Per quella tragedia, maestre e bidella sono accusate di "aver cagionato la morte del bambino per colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza delle norme".

Avrebbero dovuto tenere sotto controllo il piccolo, anche se si era allontanato solo per pochi minuti per andare in bagno, ma non lo fecero. Per il pm Mocciaro, la maestra di italiano e la docente di sostegno avrebbero "omesso la dovuta vigilanza sul bambino" consentendogli di andare da solo e violando così il regolamento dell’Istituto e la direttiva della scuola avente ad oggetto la vigilanza sugli alunni.

La bidella era accusata di "non avere prestato servizio nella zona di competenza secondo la mansione assegnatale", di "non avere vigilato sulla sicurezza ed incolumità dell’alunno (…) in particolare nello spostamento per recarsi ai servizi, per avere utilizzato il telefono cellulare". Inoltre, non avrebbe "sorvegliato il corridoio a lei affidato", non avrebbe "controllato il tempo di permanenza ai servizi del bambino" e non lo avrebbe "riaccompagnato in classe", per di più dopo aver "lasciato incustodita una sedia girevole tipo ufficio in prossimità delle scale". Dopo la chiusura delle indagini mesi fa, la difesa della collaboratrice scolastica aveva già chiesto di poter patteggiare un anno e dieci mesi con pena sospesa, ma il giudice aveva respinto la sua prima istanza ritenendo troppo bassa la pena concordata. Ieri invece è arrivato il via libera sul presupposto di due mesi in più.

Le due insegnanti sono a processo per aver consentito al bambino di "recarsi ai servizi igienici fuori dall’orario programmato" e, soprattutto, senza prima essersi accertate che la bidella potesse effettivamente accompagnarlo ai bagni e riportarlo poi in classe.

Quella mattina, infatti, quando Leo chiese di poter uscire le due maestre lo lasciarono andare, ma la collaboratrice scolastica non era al suo posto e distratta dalla conversazione al telefono. Così lui, attirato dal movimento e dalle chiacchiere che sentiva provenire dai piani inferiori, si arrampicò sulla sedia, si sporse troppo dalla ringhiera e volò nel nulla.