Celebrazioni in via D'Amelio (Dire)
Celebrazioni in via D'Amelio (Dire)

Palermo, 19 luglio 2019 - Era una domenica di piena estate del 19 luglio 1992, esattamente 27 anni fa. Il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino, 51 anni (di cui 28 in magistratura) pranzò a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia. Successivamente, accompagnato dalla sua scorta, si recò in via D'Amelio, dove vivevano la madre e la sorella. Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell'abitazione, imbottita di circa cento chili di tritolo, esplose alle 16.58, al passaggio del giudice, uccidendo anche i cinque agenti: Emanuela Loi, 24 anni, la prima donna poliziotto in una squadra di agenti addetta alle scorte; Agostino Catalano, 42 anni; Vincenzo Li Muli, 22 anni; Walter Eddie Cosina, 31 anni, e Claudio Traina, 27 anni. . Un boato violentissimo nel cuore di Palermo, avvertito in gran parte della città.

LE REGISTRAZIONI - Nel 1984, davanti alla Commissione Antimafia, Borsellino aveva lanciato l’allarme sicurezza sottolineando sarcasticamente come la burocrazia prevedesse la scorta solo al mattino: "Buona parte di noi non può essere accompagnata in ufficio di pomeriggio da macchine blindate, come avviene la mattina, perché il pomeriggio è disponibile solo una blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere quattro colleghi. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Magari con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi, libero di essere ucciso la sera". L'audio inedito del magistrato è parte di una serie di atti che la Commissione Antimafia ha deciso di desecretare e rendere pubblici online il 16 luglio, a pochi giorni dall'attentato che uccise il procuratore aggiunto e la sua scorta. 

LE CELEBRAZIONI - Oggi ricorre il 27esimo anniversario della strage di via D'Amelio, come di consueto sono moltissime le iniziative in programma per onorare la memoria del giudice. E per la prima volta alle celebrazioni non sarà presente Rita Borsellino, sorella di Paolo, morta lo scorso ferragosto. "Quest'anno mi riesce più difficile partecipare alle celebrazioni perchè non c'è Rita - ha detto detto il fratello Salvatore - ma sono felice che, per la prima volta, questo anniversario sia stato programmato insieme dal movimento delle Agende rosse e dal Centro studi Paolo Borsellino. Per me non si tratta solo di fare memoria, ma di lotta perchè ogni volta dobbiamo ricordare che a ucciderlo non è stato il nemico, bensì il fuoco che proveniva dalle sue spalle, da chi doveva combattere insieme a lui. Per questo per me memoria significa lotta". 

Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni, ucciso a Capaci, ricordando la strage di via D'Amelio sottolinea: "Ora è indispensabile che si vada avanti su questa strada, che le eventuali responsabilità istituzionali vengano fuori senza sconti come chiedono i familiari delle vittime che, giustamente, pretendono una verità piena". "La nostra - aggiunge - non sarà una democrazia compiuta fin quando non saranno chiariti tutti i punti oscuri di una tragica pagina della storia della Sicilia e dell'Italia tutta."

IL RICORDO DEL MONDO POLITICO - Il mondo della politica è compatto nel ricordare, oggi, la monumentale statura morale di quest'uomo. 

"L'emozione suscitata dalla pubblicazione delle audizioni di Paolo Borsellino avanti alla Commissione Antimafia ha coinvolto in questi giorni tanti italiani e ha richiamato, ancora una volta, il nostro Paese all'impegno nella lotta contro la mafia e ai pesanti sacrifici che questa ha comportato. La riconoscenza verso la sua figura e la sua azione non si potrà attenuare con il trascorrere del tempo e appartiene al patrimonio di civiltà dell'Italia, conservato e coltivato specialmente tra i giovani. ed è, questo, un segno di speranza".Ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del ventisettesimo anniversario della strage di via D'Amelio, in cui persero la vita, insieme al magistrato, gli agenti della sua scorta. "Rivolgo nei loro confronti un pensiero commosso e rinnovo la vicinanza e la solidarietà ai loro familiari, tra i quali, per il primo anno, manca Rita Borsellino che ne ha continuato in altre forme lo stesso impegno. Rimane forte l'impegno per Paolo Borsellino, e per tutte le vittime di mafia, di assicurare, oltre al tributo doveroso della memoria, giustizia e verità", ha concluso. 

Il premier Giuseppe Conte ricorda su Twitter il valore inestimabile di questi servitori dello Stato: "Oggi ricordiamo il giudice Borsellino, ucciso 27 anni fa insieme agli agenti della scorta. Le sue parole e il suo coraggio sono sempre vivi nella nostra memoria, nella nostra coscienza. Ricerca della verità e contrasto alle mafie sono per noi un imperativo, un impegno quotidiano".

Anche il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini celebra la memoria delle vittime: "Il 19 luglio di 27 anni fa, nella strage di via D'Amelio, vennero assassinati Paolo Borsellino e cinque donne e uomini della scorta. Un pensiero e una preghiera per questi Eroi Italiani, ringraziando Forze dell'Ordine e magistrati che ne onorano la memoria con la guerra quotidiana a tutte le Mafie, con decine di arresti e confische di patrimoni milionari anche in questi giorni. #lamafiamifaschifo".

"27 anni fa l'Italia perdeva uno dei suoi eroi. Oggi è il giorno in cui ricordiamo Paolo Borsellino, tutti gli altri quelli in cui lavoriamo per onorarlo" scrive su Facebook il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio.

Anche l'ex premier Matteo Renzi affida ai social un pensiero: 'E' normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio'. In Memoria di Paolo Borsellino. Di Agostino, Emanuela, Vincenzo, Walter, Eddie, Claudio. Martiri di questo Paese". 

Il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, arrivando in via D'Amelio, per ricordare il sacrificio del giudice Paolo Borsellino e dei cinque agenti ha detto: "Ognuno di noi deve sentirsi impegnato sul fronte dell'antimafia, che non deve essere gridata, non deve diventare un passaporto per affrontare con comodità le criticità della vita. L'antimafia va praticata giorno per giorno nel silenzio del dovere perché il dovere si fa sempre in silenzio" e ancora "Paolo Borsellino ha vissuto gli ultimi mesi della sua vita in una solitudine affollata di doppiogiochisti, traditori e complici. È giusto che a distanza di tanti anni i siciliani conoscano per intero la verità: i nomi e i cognomi".