Lunedì 20 Maggio 2024

Aviaria, le esperte Usa: “Casi umani sottostimati, si rischia una grave pandemia”

Le infezioni umane dovute all’epidemia di influenza H1N5 negli allevamenti statunitensi sarebbe sottostimata e “altamente pericolosa”

Roma, 8 maggio 2024 – Gli esperti americani sono preoccupati per l’espandersi dell’epidemia di aviaria che si sta diffondendo negli allevamenti bovini degli Stati Uniti. Una preoccupazione legata alla sottostima dei casi che potrebbe “generare una nuova pandemia”.

Le analisi in un allevamento Usa dove un uomo è stato contagiato
Le analisi in un allevamento Usa dove un uomo è stato contagiato

L’allarme degli scienziati Usa

"Se molti lavoratori delle aziende lattiero-casearie contraggono l'H5N1", il virus aviario che circola tra le mucche in diversi stati Usa, "rischiamo una pandemia". Jennifer B. Nuzzo, Lauren Sauer e Nahid Bhadelia, tre accademiche americane, lo scandiscono a chiare lettere in un intervento pubblicato sul 'Washington Post'.

Misure di contenimento insufficienti

Le misure "giustamente disposte" dal Dipartimento dell'Agricoltura per evitare che l'influenza aviaria si diffonda tra gli allevamenti bovini anche in altri stati del Paese, avvertono le tre esperte, "potranno ben poco contro la minaccia principale che l'H5N1 rappresenta per l'uomo”.

"La nostra incapacità di proteggerli", ammoniscono, non solo "mette a rischio la loro salute", ma "dà al virus l'opportunità di evolversi in" un patogeno che costituirebbe "un rischio maggiore per le persone, compresi coloro che vivono lontano dagli allevamenti".

Chi sono gli scienziati

Nuzzo è docente di epidemiologia e direttore del Centro pandemico alla Brown University School of Public Health; Sauer è professore associato all'University of Nebraska Medical Center dove dirige lo Special Pathogen Research Network, mentre Bhadelia, infettivologa, è professore associato, direttore e fondatore del Centro sulle infezioni emergenti della Boston University.

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Epidemia più estesa di quanto si pensi

Nell'articolo ricordano che ad oggi è noto soltanto un caso di contagio mucca-uomo nell'ambito dell'epidemia in corso tra i bovini statunitensi (il lavoratore del Texas che ha riportato una congiuntivite emorragica), però citano le dichiarazioni rilasciate dalla veterinaria Barb Peterson alla pubblicazione specializzata 'Bovine Veterinarian': "Ogni azienda con cui ho lavorato, tranne una, ha avuto persone malate nello stesso momento in cui aveva vacche malate. C'è stata una sottostima del virus" fra gli esseri umani.

Gravità e mortalità dell’aviaria nell’uomo

Altri report dicono la stessa cosa, sottolineano le firmatarie dell'intervento sul Wp, e "questi rapporti sono preoccupanti non perché le infezioni siano gravi – precisano – ma perché qualsiasi incremento dei contagi umani aumenta le possibilità che il virus raggiunga qualcuno che soffre di altre malattie e che, se infettato, potrebbe subire conseguenze peggiori. E storicamente - rammentano - l'H5N1 non è stato lieve negli uomini: su quasi 900 persone che, a quanto sappiamo, sono state infettate finora nel mondo, il virus ne ha uccise circa la metà".

Controlli su latte e derivati

"Nessun virus vivo e infettivo è stato rilevato" nell'ambito di nuovi controlli eseguiti su latte e derivati negli Usa, dove è in corso un'epidemia di influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai) nelle mucche. Lo ha annunciato la Food and Drug Administration (Fda), rassicurando i consumatori: "La pastorizzazione è efficace nell'inattivare i virus Hpai", patogeni di tipo A (H5) o A (H7). L'agenzia ricorda inoltre che la definizione "altamente patogeno" per gli Hpai "si riferisce a un impatto grave sugli uccelli, non necessariamente sull'uomo".

Il virus nel latte

"La scoperta di materiale virale nel latte venduto nei negozi americani", che ha spinto il governo federale a mettere in campo azioni più decise contro l'epidemia di aviaria tra i bovini, "di per sé non è allarmante", rassicurano Nuzzo, Sauer e Bhadelia. "La pastorizzazione – confermano – sebbene non rimuova gli agenti patogeni, neutralizza la loro capacità infettiva".

I rischi negli allevamenti

Tuttavia il virus H5N1 comporta comunque "rischi per i lavoratori del settore lattiero-caseario, che potrebbero essere esposti alle mucche infette e al latte prima che venga pastorizzato". Ecco perché "è fondamentale proteggere dall'esposizione i lavoratori che potrebbero entrare in contatto con animali infetti", esortano le tre accademiche.

Come proteggersi

"Le protezioni per gli occhi e le mascherine raccomandate dai Cdc", suggeriscono, "dovrebbero essere prontamente disponibili per tutti i lavoratori del settore lattiero-caseario. Tutti gli Stati hanno accesso a questi dispositivi, ma serve formazione per assicurarsi che le aziende li forniscano ai propri dipendenti e che il loro utilizzo diventi una routine".

Vaccini subito

Non solo: "Gli addetti del settore lattiero-caseario hanno bisogno anche di vaccini anti-H5N1", sostengono le esperte. "Gli sforzi per renderli disponibili devono essere accelerati", chiedono. "Le autorità sanitarie hanno affermato che il virus circolante negli allevamenti ha un buon 'match' con quelli dei vaccini in sviluppo. Ma non sono stati chiari sulle scorte esistenti – osservano le specialiste – né su quando la Fda potrebbe autorizzarne l'uso". "Come abbiamo imparato da Covid-19, ritardi nella vaccinazione potrebbero portare a morti evitabili", rimarcano le docenti che sollevano anche un altro problema: "Poiché molti braccianti agricoli sono immigrati, è necessario lavorare per superare sia la diffusa mancanza di assicurazione sanitaria sia i forti disincentivi finanziari e legali a denunciare le infezioni".