Paolo Borsellino in un'immagine d'archivio (Ansa)
Paolo Borsellino in un'immagine d'archivio (Ansa)

Palermo, 16 luglio 2019 - "Dobbiamo avere garantita la presenza degli autisti giudiziari per tutto l'arco della giornata. Di pomeriggio c'è una sola macchina per quattro magistrati e, sistematicamente, vado con la mia macchina personale ed esco alle 21 o alle 22 per tornare a casa. Che senso ha essere accompagnato la mattina per poi essere libero di essere ucciso la sera?". Così denunciava Paolo Borsellino nel 1984 davanti alla Commissione Antimafia. L'audio inedito del magistrato, morto poi il 19 luglio 1992 in un attentato, è parte di una serie di atti che la stessa Commissione parlamentare ha deciso di desecretare e rendere pubblici on line a pochi giorni dal 27° anniversario della strage di via D'Amelio.

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Colpiscono le parole di Borsellino che racconta le difficoltà del pool che porta avanti la sua battaglia contro Cosa Nostra. "Nonostante la mattina con strombazzamenti il magistrato viene accompagnato in auto poi il pomeriggio non lo può più fare", dice il giudice che lamenta anche la mancanza di segretari e dattilografi ("ne abbiamo bisogno per tutto l'arco della giornata"). E c'è anche il caso del computer che "è finalmente arrivato, purtroppo non sarà operativo se non fra qualche tempo". "E' stato messo in un camerino e stiamo aspettando - di Paolo Borsellino - E' un computer della Honeywell ed è diventato indispensabile perché la mole dei dati contenuti anche in un solo processo è tale che non è più possibile usare i sistemi tradizionali delle rubrichette".

Ma Borsellino racconta anche di come il boss poi pentito Tommaso Buscetta, mentre era latitante, incontrasse in pieno giorno i capimafia in via Ruggero Settimo a Palermo, strada centralissima del 'salotto' della città. Una passeggiata resa possibile perché "tra le 14 e 16 c'era la 'smonta' delle volanti". Così a Marsala, dove lo stesso magistrato lavorava, mancava "una volante che circolasse di notte". "Non era possibile, non c'erano gli uomini ed io ero stanco - dice Borsellino in un altro audio -. Ad un certo punto mi venne in testa (per stanchezza, perché me ne volevo andare) di fare la proposta di dimezzarmi la scorta per fare la volante. In questo modo si è fatta. A Marsala, la quinta città della Sicilia, con 100 mila abitanti circa, non c'era una volante né della Polizia, né dei Carabinieri, che potesse assicurare l'intero arco delle 24 ore". 

Gli atti declassificati dalla Commissione Antimafia, presieduta dal senatore Nicola Morra, fanno parte di inchieste parlamentari che vanno dal 1962 al 2001.

CONTE - Le parole di Borsellino, a distanza di 35 anni, non lasciano indifferente il premier Giuseppe Conte. "Oggi la Commissione Antimafia ha desecretato tutti gli atti dei suoi lavori fino al 2001 - scrive il presidente del Consiglio su Facebook -, offrendo così un patrimonio prezioso all'intera collettività". E aggiunge: "Grazie a questa scelta di trasparenza, oggi possiamo riascoltare le parole amare del giudice Paolo Borsellino e la sua denuncia in anni cruciali per la lotta alla mafia". Quindi conclude: "Le sue parole potranno risuonare nelle coscienze di tutti noi".