Davide Nitrosi Alcune domande. Quanto vale la vostra privacy? Che cosa siete disposti a cedere per continuare a cercare tutto su Google, a trovare gli amici e le amiche del liceo su Facebook, frugare nelle vite degli altri sui mille social a disposizione, comunicare rapidamente su Whatsapp, mostrare al mondo...

Davide

Nitrosi

Alcune domande. Quanto vale la vostra privacy? Che cosa siete disposti a cedere per continuare a cercare tutto su Google, a trovare gli amici e le amiche del liceo su Facebook, frugare nelle vite degli altri sui mille social a disposizione, comunicare rapidamente su Whatsapp, mostrare al mondo le vostre foto su Instagram, conservare scritti e immagini su Drive senza più pagare il pacchetto di Microsoft?

Rispondete con sincerità. La verità è che abbiamo già accettato tutto in cambio di questi servizi, abbiamo accettato e firmato che cediamo una valanga di dati e informazioni personali pur di non pagare i servizi a cui il web ci ha abituato. Riteniamo intollerabile pagare anche solo 2 euro per Whatsapp, ma fingiamo di non sapere che lo stiamo pagando cedendo tutto quello che non vorremmo si sapesse di noi. E quindi? È un prezzo, mettiamocelo in testa. Cominciamo a pensare che prima o poi dovremo capire che non tutto quello che passa sulla rete è gratis. Non può esserlo. Dai servizi alle informazioni. Appena svegli, molti di noi prendono un caffè e aprono lo smartphone per controllare che cosa è successo nel mondo. Il caffè lo pagano, ma il resto? Le news non sono un dono divino, ma il frutto del lavoro di intere redazioni. Hanno un costo. Il contenuto è prodotto da chi si occupa di informazione: giornalisti ed editori che cercano, verificano, scrivono, rischiano nel fare impresa. Prima o poi bisognerà capire che il tutto gratis non esiste. È questione di rispetto, ma anche di serietà e qualità. E alla fine il beneficio sarà reciproco.