Martedì 16 Aprile 2024

Omar Favaro rischia il processo. L’ex moglie: mi ha pestata

Il killer di Novi Ligure (ora 42enne) è accusato di maltrattamenti. Lui nega tutto

Maltrattamenti alla moglie, rischio processo per Omar Favaro (Ansa)

Omar Favaro ospite della trasmissione tv Matrix, 5 ottobre 2011 a Roma.

Ivrea, 12 marzo 2024 – Quando si infilò dentro uno dei più agghiaccianti fatti di cronaca italiani Omar Favaro era un ragazzino di 16 anni. Nel febbraio 2001, assieme a Erika Di Nardo, massacrò con 97 coltellate la madre di lei Susy Cassini e il fratellino Gianluca di 11 anni. Novi Ligure, villetta del quartiere Lodolino. Anche chi avrebbe voluto dimenticare ricorda per forza. La violenza, i volti innocenti dei due fidanzati poco più che bambini. Erika e Omar, due nomi legati per sempre oltre al diritto all’oblio, malgrado i conti saldati con la giustizia Erika, scarcerata definitivamente il 5 dicembre 2011 mentre era nella comunità Exodus di Don Mazzi a Lonato, ha un altro amore e una nuova vita in un’azienda agricola sul lago di Garda. Omar, anche lui uscito dal carcere nel 2011, si è sposato, ha avuto una bambina e rischia di finire di nuovo sotto processo per maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie e della figlia dal 2019 al 2021.

La procura di Ivrea ha chiuso l’indagine per una ventina di episodi a suo carico: minacce di sfregiare la faccia della ex con l’acido, di ridurla su una sedia a rotelle, percosse e violenze fisiche e psicologiche. Lui nega tutto definendo calunniose le accuse. La scorsa estate il tribunale del riesame di Torino aveva respinto la richiesta di misure restrittive. L’avvocato Lorenzo Repetti sostiene che il passato del suo assistito non c’entri e che la vicenda vada inquadrata nel contesto di una separazione difficile. Favaro e la compagna poi diventata moglie e ora ex, si sono conosciuti sui social: hanno avuto una bambina e qualche anno di felicità. Poi – stando alla ricostruzione delle parti – c’è stato il lockdown e si sono aperte le prime crepe, sarebbero cominciate le violenze e le umiliazioni standoa lle accuse di lei: "Ti sfregio con l’acido", "Fai schifo", "Sei anoressica". Per quattro volte la donna avrebbe chiesto l’intervento dei carabinieri, finendo sempre per minimizzare al loro arrivo. Nel 2021 aveva deciso di andarsene e la bimba era stata affidata al padre, poi riaffidata alla madre. Intanto era partita l’indagine. Maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale.

La procura di Ivrea aveva chiesto che Omar non si avvicinasse alla moglie insistendo sui trascorsi penali dell’indagato, secondo il giudice però non rappresentava un pericolo dopo la separazione. Anche il Tribunale del Riesame di Torino si era allineato mettendo nero su bianco quello che considerava un pregiudizio: "Emerge qui una pena ‘naturale’ che dura e persiste nel tempo oltre e al di là di quella strettamente giuridica ormai espiata". Quale pena: la moglie che lo considera irrimediabilmente perduto e vuole strapparlo alla figlia, il residuo pernicioso di un massacro commesso da un minorenne in una relazione di coppia in cui era debole e dipendente, mentre adesso si parla di un uomo maturo. L’atto conclusivo delle indagini oggi parla invece di un "uomo violento". Capace di generare nella moglie "un senso di svilimento, paura e sofferenza. Anche in presenza della bambina.